Ato presenta ad Hera la exit-strategy far tornare i conti dopo l’abolizione dei profitti in bolletta (7%) sancita dal referendum. Pagano i cittadini. Contrari i sindacati.

Sembra essere l’aumento del 3.5% delle bollette dell’acqua la leva con cui Ato, l’Agenzia Territoriale d’Ambito, conta di salvare capra e cavoli. Su Hera pesa il risultato referendario, che ha abolito il 7% di remunerazione del capitale, il calo dei consumi idrici dovuto alla crisi e l’indebitamento della società.
Il risultato rischia di essere la cancellazione degli investimenti sulla rete idrica e i depuratori e il rischio del sistema di gestione dei servizi.

Il piano studiato da Ato considera la possibilità da parte degli Enti Locali della semplice copertura dei costi degli investimenti, norma non toccata dai quesiti referendari. Il risultato dei calcoli dei tassi di interesse è del 5%, percentuale che tiene conto dei 16,5 milioni di euro di impegni che Hera ha messo in cantiere dal giorno dopo la chiusura dei seggi per i referendum. Per le opere precedenti alle consultazioni, oltre 10 milioni, continuerà la remunerazione al 7%.
Non solo: indebitamento e consumi bassi hanno fatto precipitare i bilanci della società, per cui Ato propone di alzare le bollette del 3.5%. dopo l’analogo rincaro di aprile. Totale dei rincari nel 2011: 7%.

Contrari al piano sono i sindacati, in primo luogo Cgil e Cisl, che contestano “un aumento retroattivo che ignora il risultato del referendum”.
Oltre alla contrarietà dei sindacati, inoltre, Ato rischia di inciampare anche nel rifiuto di Hera, che continua ad appellarsi alle convenzioni in essere e vuole mantenere il 7% di profitti per gli azionisti.

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