Il 24 ottobre 1945 entrava in vigore lo Statuto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. A 71 anni dalla sua nascita, secondo il presidente di Terre des Hommes Raffaele Salinari, l’Onu rischia di una sorta di privatizzazione. “Per evitarlo serve il controllo di tutti”.

Ricorre oggi il 71° anniversario dell’Onu. “Una celebrazione – ha dichiarato Ban Ki-moon – che quest’anno avviene in un momento di transizione per il mondo e per le Nazioni Unite”. Poco più di due settimane fa è stato nominato il nuovo Segretario Generale, Antonio Guterres, che subentrerà a Ban Ki-moon il 1 gennaio 2017. Ma l’inizio del 2016 ha coinciso anche con l’avvio ufficiale dell’Agenda 2030, i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile che danno seguito agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Il 2016, infine, è stato anche l’anno dello Yemen e della Siria, delle fallimentari missioni di pace, di Idomeni e della crisi dei migranti. Un anno in cui la fiducia nelle organizzazioni internazionali è entrata sempre più in crisi, e non sembra possibile celebrare l’anniversario dell’Onu senza chiedersi se non ci siano anche delle ombre.

Secondo Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia, il ruolo dell’Onu è cambiato molte volte dalla sua nascita ad oggi. È cambiato quando è crollato il muro di Berlino e gli Stati Uniti hanno tentato di imporsi come vincitori della guerra fredda, è cambiato nel 2000 quando sono stati proposti i Millennium Goals, ed è cambiato quest’anno. “L’anno scorso – sottolinea Salinari – sono stati approvati i cosiddetti obiettivi di sviluppo sostenibile. È importante, perché ancora una volta si è presa visione della necessità di rendere sostenibile il nostro modello di sviluppo. Ma questi obiettivi vengono dichiarati raggiungibili a patto che il mondo privato vi investa e li condivida. Il mondo privato in se’ non va demonizzato, ma deve esserci un ruolo di indirizzo e di controllo molto forte del privato da parte del pubblico. Se questo non c’è possiamo assistere a una sorta di privatizzazione dell’aiuto allo sviluppo e dell’Onu stesso, che a furia di essere finanziato dai privati rischi di diventare una loro propaggine”.

Dalla fine della Seconda Guerra mondiale ad oggi l’Onu ha rappresentato, per quanto con molti limiti e non sempre con grande efficacia, uno dei simboli chiave dello sviluppo e della democrazia. L’idea di una sua privatizzazione potrebbe diventare il simbolo del fallimento della democrazia in funzione del denaro e dei privati. Ma come in ogni democrazia che si rispetti, secondo Salinari spetta agli individui il controllo del suo operato. “Dobbiamo aumentare la nostra capacità critica positiva nei confronti delle Nazioni Unite – sottolinea il presidente di Terre des Hommes – capire che è l’unico organismo multilaterale che abbiamo, ed aumentare le possibilità che gli stati e i governi indirizzino e controllino per il bene di tutti le politiche di cooperazione. È importante che i privati, pur ben accetti, restino degli strumenti di investimento e non facciano la politica estera. Questo significa che tutte le persone che capiscono che il proprio destino individuale è legato a quello di tutto il resto del mondo, devono acquisire maggior consapevolezza e vigilare su ciò che succede al Palazzo di Vetro”.

Anna Uras