I giornalisti si fermano per un giorno. Lo sciopero nazionale di oggi proclamato dalla Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti, accende i riflettori su una situazione sempre più critica per la categoria, stretta tra il mancato rinnovo contrattuale e il progressivo impoverimento delle condizioni di lavoro. Il contratto Fieg-Fnsi è infatti fermo da dieci anni, mentre nello stesso periodo l’inflazione ha eroso oltre il 20% del potere d’acquisto delle retribuzioni, aggravando una condizione già fragile.
Eppure, come si ricava dai principi della Costituzione, ai giornalisti è affidato un compito fondamentale: garantire ai cittadini il diritto a essere informati. Una funzione essenziale per la vita democratica, che richiede indipendenza, qualità e responsabilità. Tutti elementi difficilmente sostenibili senza il riconoscimento di condizioni di lavoro dignitose e di compensi adeguati.

Il contratto nazionale dei giornalisti è scaduto: lo sciopero nazionale

A Bologna questa mattina si è tenuto un presidio dell’Aser (Associazione della Stampa Emilia-Romagna) davanti alla Regione Emilia-Romagna, al quale è intervenuto il presidente Michele de Pascale per esprimere la propria solidarietà a lavoratrici e lavoratori.
De Pascale ha evocato anche il ruolo della stampa locale, che è uno strumento di informazione fondamentale per cittadine e cittadini, anche per esercitare il proprio diritto di voto.
Il governatore ha interloquito con il vicepresidente nazionale dell’Fnsi, Matteo Naccari, che ha raccontato l’avanzamento delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale. Secondo gli editori, in particolare, quelli avanzati dai giornalisti sarebbero privilegi, mentre per i lavoratori sono diritti. È per questa ragione che il sindacato rigetta, ad esempio, la proposta degli editori di decurtare le retribuzioni dei giovani neoassunti fino al 20%.

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ASCOLTA L’INTERVENTO DI MICHELE DE PASCALE:

Lo sciopero di oggi si inserisce in un contesto di crisi dell’informazione. Negli ultimi anni il settore editoriale ha vissuto una fase di contrazione segnata da tagli alle redazioni e da una crescente precarizzazione del lavoro. Si calcola che l’80% della forza lavoro nel settore sia precaria.
Gli editori, pur continuando a ricevere sostegni pubblici, hanno spesso ridotto organici e compensi, in particolare per i collaboratori, incidendo inevitabilmente sulla qualità dell’informazione offerta. Una dinamica che rischia di compromettere non solo la professione, ma anche il diritto dei cittadini a un’informazione completa e affidabile.

Il tutto in un mondo che sta subendo velocissime trasformazioni, dettate dalle nuove tecnologie che richiedono un adeguamento formativo, ma che a volte possono minacciare il lavoro stesso, come l’intelligenza artificiale. È proprio la regolamentazione dell’uso dell’AI nelle redazioni una delle richieste del sindacato da inserire nel contratto, ha spiegato Paolo Maria Amadasi, presidente di Aser.
Accanto a ciò, una serie di vertenze e di vendite che stanno scombussolando gli assetti societari o minando la stabilità di giornaliste e giornalisti. Da Gedi a Monrif, da City News all’Agenzia Dire, spesso l’occupazione degli stessi giornalisti e giornaliste è diventata la notizia negli ultimi tempi.
Fino all’aumento dell’esposizione del giornalista, come la questione delle querele temerarie, in un contesto che li vede meno tutelati.

ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLO MARIA AMADASI: