Sabato 7 marzo si svolgerà a Prato la manifestazione “Prato libera, operaia e antifascista”, che partirà alle 15.30 da Piazza del Duomo.
L’iniziativa nasce perché, nonostante le proteste, la Prefettura ha autorizzato la manifestazione organizzata dal comitato neofascista “Remigrazione e Riconquista”, che chiede i rimpatri volontari per coloro che hanno il permesso di soggiorno e parla di una «marcia in tutta Italia»: prima di Prato, infatti, il comitato ha organizzato la stessa manifestazione a Bolzano il 28 febbraio scorso, che ha avuto come risultato un contro-corteo antifascista, una delle mobilitazioni più partecipate che quel territorio abbia mai visto.

La risposta antifascista di Prato alla manifestazione di “Remigrazione e riconquista”

Le diverse realtà promotrici della contromanifestazione – tra cui Sudd Cobas, Anpi, Rifondazione Comunista, Aned, Comitato 25 Aprile e Collettivo di Fabbrica ex Gkn – si sono riunite sabato scorso in un’assemblea che ha visto più di 250 partecipanti, durante la quale sono state ribadite le ragioni della protesta: «Perché remigrazione vuol dire deportazione. Perché ogni attacco contro “gli stranieri” è solo un modo per attaccare tutti i lavoratori e le lavoratrici. Perché la classe lavoratrice oggi è multinazionale e la vogliono impaurita, ricattata, divisa. Perché la paura della deportazione serve a difendere lo sfruttamento. Perché l’unica vera lotta allo sfruttamento è quella che fanno fianco a fianco lavoratrici e lavoratori di tutte le nazionalità. Perché Prato già nel 1944 ha conosciuto le deportazioni fasciste. Era il 7 marzo. Erano operai. Erano italiani. Erano colpevoli di sciopero. Perché chi dice “mandiamoli a casa loro” sono gli stessi che “a casa loro” bombardano, sfruttano persone e saccheggiano risorse. Perché Prato è città di immigrati, è città operaia. Quindi è, e rimarrà, città antifascista».

Il giorno scelto per la manifestazione neofascista è visto dai comitati come una provocazione politica, vista l’importanza storica che quella data rappresenta per la città: nel 1944 venne organizzato dal Comitato di Liberazione Nazionale uno sciopero generale per ribellarsi al nazifascismo, al seguito del quale vennero deportati più di 114 operai.
«La città di Prato è una città con 110 etnie differenti con cui abbiamo sempre convissuto benissimo seppur con le contraddizioni del caso – ha detto ai nostri microfoni Sandro Bigagli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Prato – è una cosa completamente innaturale fare questa manifestazione a Prato, ci è sembrata un’offesa».

ASCOLTA L’INTERVISTA A SANDRO BIGAGLI: