Dopo la seconda notte di tensione al Pilastro, che ha visto la polizia, con l’utilizzo di lacrimogeni e idranti, tentare di sgomberare nuovamente il presidio permanente contro la realizzazione del MuBa, il museo delle bambine e dei bambini, anche questa mattina la situazione resta tesa.
Ad alcuni residenti del Pilastro sono state comminate multe da migliaia di euro per occupazione di suolo pubblico e la Digos ha intimato di smontare il presidio permanente altrimenti tutta l’attrezzatura sarebbe stata sequestrata.

La protesta contro il MuBa e le tensioni al Pilastro: multe ai residenti e smantellamento del presidio permanente

«Nei giorni scorsi abbiamo sempre sentito che non ci sarebbero stati residenti nel comitato Mu Basta – osserva ai nostri microfoni la portavoce Laura Pasotti – oggi arrivano queste multe ai residenti, una delle quali sono io, per effetto del nuovo decreto sicurezza. Per questo ribadiamo la complicità dell’Amministrazione comunale di Bologna con il governo Meloni».
Per il comitato, se la questione del MuBa si è trasformata da protesta politica in questione di ordine pubblico e scontri «è responsabilità del Comune – insiste Pasotti – che ha militarizzato il rione».

I cittadini e gli attivisti questa mattina hanno ricevuto dagli agenti della Digos un ultimatum: o smontavano il presidio permanente entro un’ora o sarebbe stata sequestrata tutta l’attrezzatura. È per questa ragione che gli attivisti di Mu Basta hanno disallestito il presidio, ma non per questo rinunciano a portare avanti la propria battaglia.
«Noi non molliamo, andiamo avanti e questa sera avremo un’assemblea del comitato per organizzarci per i prossimi giorni», fa sapere Pasotti.

Intanto, nonostante le timidissime aperture dell’Amministrazione, che ha affermato la possibilità di un dialogo se la situazione tornerà calma e non si vedranno più le tensioni di questi giorni, nessuno da settimane a questa parte ha tentato un contatto con chi protesta.
«Noi abbiamo chiesto in via ufficiale un incontro un mese fa – insiste Pasotti – e gli unici interlocutori che abbiamo avuto sono state le forze dell’ordine. Noi siamo lì e il dialogo va fatto insieme al quartiere e non tramite polizia».
I margini, però, sembrano ancora piuttosto stretti dal momento che l’assessore comunale Daniele Ara ha ribadito anche ieri che il Comune non tornerà indietro.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LAURA PASOTTI:

«Sì al progetto, no alla militarizzazione», Coalizione Civica invita al dialogo

Anche Coalizione Civica, forza politica della maggioranza di centrosinistra, ha preso posizione sul MuBa. E lo ha fatto difendendo il progetto al Pilastro e ribadendo il proprio sostegno a un’infrastruttura culturale pubblica dedicata all’infanzia in un quartiere popolare. «Investire nei bambini e negli spazi pubblici di qualità è coerente con la nostra idea di città», afferma il gruppo.
La forza politica, però, prende le distanze sia dalla militarizzazione del quartiere come risposta al conflitto, sia da una lettura che definisce il progetto un’operazione speculativa o un “ecocidio”. Coalizione Civica sottolinea che il museo prevede 4 abbattimenti (più uno per malattia) e 9 trapianti, compensati da 38 nuove piantumazioni e da un intervento che desigilla più suolo di quanto ne consumi.

La lista interviene anche sui percorsi partecipativi che si svolgono a Bologna e che finora hanno mostrato dei limiti. A certificarlo sembra essere anche la presa di posizione di alcune associazioni del Pilastro, che non sono apertamente contrarie al progetto ma chiedono una discussione e maggiori chiarimenti sul progetto stesso, in particolare sulla gestione e sulla gratuità degli spazi per i residenti, oltre alla prosecuzione del confronto con il territorio fino all’apertura del museo.
Quanto ai cittadini apertamente contrari? «È innegabile che ci siano stati degli incontri pubblici – sottolinea ai nostri microfoni Marco Trotta, vicepresidente del Quartiere San Donato per Coalizione Civica – Quando però ci sono dei cittadini che dice che ha ancora dei dubbi, a questi cittadini bisogna dare una risposta».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO TROTTA: