Da un lato una pericolosa deregolamentazione dei pesticidi, con rischi per la salute e l’ambiente in favore delle multinazionali della chimica, dall’altro un favore alle Big Tech, con l’allentamento di regole fondamentali per la tutela della privacy e dei dati personali.
Il cosiddetto Regolamento Omnibus dell’Ue è stato presentato come un pacchetto di norme per la “semplificazione”, ma dietro alla retorica sullo snellimento della burocrazia si celano clamorosi regali alle corporation per agevolare il loro business, anche a scapito dei cittadini e dei loro diritti.
Pesticidi, la deregolamentazione che spaventa i medici e gli ambientalisti
La proposta di regolamento “Omnibus”, presentata dalla Commissione Europea, genera preoccupazioni per la salute pubblica e per l’ambiente. 11 organizzazioni nazionali italiane hanno firmato e inviato una lettera al governo italiano, chiedendo di opporsi a questo provvedimento. Tra i firmatari troviamo GreenPeace, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente e Federazione Pro Natura.
Con la proposta l’Unione Europea vuole introdurre la possibilità di concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive nei pesticidi, eliminando così i processi di revisione utilizzati finora. I processi di revisione sistematica permettevano di rimuovere dal mercato pesticidi che le evidenze scientifiche avevano mostrato essere pericolosi. Senza l’attuale meccanismo di controllo, gli Stati membri avrebbero un minor numero di dati aggiornati su cui affidarsi per poter poi autorizzare o vietare determinati prodotti. Si assisterebbe quindi a un indebolimento dell’autonomia decisionale degli Stati membri nel settore, a vantaggio di un rafforzamento dell’Unione.
Il regolamento Omnibus prevede inoltre l’estensione fino a 3 anni dei periodi di deroghe per l’utilizzo di sostanze non più approvate. Ciò significa che rimarrebbe consentito per anni l’uso di sostanze nocive anche dopo la loro messa al bando, comportando gravi conseguenze per il suolo e per la salute dei cittadini.
Un’altra criticità che le associazioni evidenziano riguarda le lacune del regolamento sui prodotti importati. Il Pacchetto Omnibus non vieta i residui di pesticidi nei prodotti provenienti da fuori l’Unione, incentivando l’uso di sostanze pericolose nei Paesi terzi. Si teme quindi la nascita di un mercato di esportazione di pesticidi da parte di aziende europee.
Il regolamento viene descritto dalla Commissione come una misura volta a semplificare la normativa. Le associazioni parlano però di un «pericoloso arretramento» per la salute pubblica e per l’ambiente. «Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta. È un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute», si legge nel documento.
Già lo scorso ottobre 139 organizzazioni europee avevano scritto alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per esprimere il loro dissenso contro la liberalizzazione del mercato dei pesticidi.
«Abbiamo lottato per decenni per regolamentare i pesticidi pericolosi, ora questo decreto rischia di smantellare questo impianto normativo», osserva ai nostri microfoni Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica emerita dell’Istituto Ramazzini e componente del Comitato Scientifico di ISDE- Associazione Medici per l’Ambiente.
La motivazione di questo passo indietro, ci spiega, è l’enorme pressione esercitata dalle lobby nel settore. «I guadagni sono enormi, si parla di decine di miliardi di dollari».
Belpoggi chiede quindi che scienza, cittadini e media siano uniti nel pretendere il rispetto almeno della normativa attuale per evitare passi indietro e di mettere a rischio la salute pubblica. «Non stiamo parlando di qualcosa di immaginario, ci sono prove concrete che i pesticidi hanno effetti severi a breve e lungo termine come intossicazioni, disturbi endocrini, del comportamento e del microbioma intestinale».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FIORELLA BELPOGGI:
Il Digital Omnibus: così l’Ue agevola le Big Tech su dati e sorveglianza
A fine 2025 la Commissione europea ha presentato il Digital Omnibus, un pacchetto legislativo che interviene su alcune delle principali normative in materia di protezione dei dati e intelligenza artificiale. Secondo le organizzazioni indipendenti Corporate Europe Observatory e LobbyControl, la proposta segnerebbe una svolta deregolatoria, in linea con le richieste delle Big Tech come Google, Microsoft e Meta. Se approvato da Parlamento e Consiglio, il regolamento sarebbe direttamente applicabile in tutti gli Stati membri.
A passare in rassegna tutti gli aspetti problematici è la giornalista Federica Alba di Raimondo in un articolo su Altreconomia.
Uno dei nodi centrali riguarda la modifica del Gdpr e, in particolare, la definizione di dati “pseudonimizzati”. Il testo prevede che tali informazioni non siano automaticamente considerate dati personali qualora l’azienda che le detiene dichiari di non poter identificare l’interessato. Una formulazione che, secondo i critici, sposterebbe il criterio da oggettivo a soggettivo, affidando alle stesse imprese la valutazione sulla identificabilità. Il timore è che i dati possano essere trasferiti a soggetti terzi, come i data broker, in grado di ricondurli a persone specifiche.
Un’altra modifica riguarda l’articolo 12(5) del Gdpr. Oggi il diritto di accesso ai propri dati è gratuito; la proposta introduce la possibilità di respingere o subordinare a un contributo economico le richieste ritenute “manifestamente infondate o eccessive”. Per le organizzazioni per i diritti digitali, il rischio è un ostacolo concreto all’esercizio di un diritto fondamentale.
Il capitolo più delicato tocca l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, in coordinamento con l’AI Act. Il Digital Omnibus consentirebbe l’uso di dati personali, inclusi quelli sensibili, senza consenso esplicito preventivo, prevedendo la tutela solo in caso di opposizione attiva dell’interessato (opt-out). Per le aziende che investono massicciamente nell’IA generativa, si tratterebbe di un vantaggio competitivo significativo; per i critici, di un indebolimento del principio del consenso informato.
Cambierebbe anche il regime delle decisioni automatizzate: dal divieto generale con eccezioni limitate si passerebbe a un sistema più ampio, in cui l’impresa può ricorrere a processi automatizzati quando li ritenga “necessari”. Le possibili ricadute includono profilazioni più invasive e scelte automatizzate in ambito lavorativo.
Ulteriori interventi riguardano l’integrazione della direttiva ePrivacy nel Gdpr, con un consenso ai cookie più flessibile e maggiori eccezioni al tracciamento online. Sullo sfondo, il rafforzamento delle forze politiche favorevoli alla deregolamentazione nel nuovo Parlamento europeo, insediatosi nel luglio 2024.
Attualmente in fase preliminare, il Digital Omnibus non è ancora all’esame formale dell’Aula. Ma il confronto si annuncia acceso: per le organizzazioni critiche non si tratta di una semplice semplificazione normativa, bensì di una ridefinizione profonda degli equilibri tra cittadini, istituzioni e piattaforme digitali, con il rischio di un arretramento delle tutele europee sui diritti digitali.
ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICA ALBA DI RAIMONDO:







