Il DDL unificato nn. 236, 793 e 1141-A, approvato in Senato con un trionfalismo tanto trasversale quanto immotivato e ora all’esame della Camera, si propone come obiettivo quello di regolarizzare e stabilizzare, attraverso l’internalizzazione, la figura dell’Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione (Asacom). Peccato che l’intero impianto della riforma scarichi la responsabilità di questo percorso sugli enti locali, vale a dire sugli stessi soggetti istituzionali oggi più esposti al rischio di dissesto finanziario. La montagna, questa volta, non solo ha partorito un topolino: lo ha partorito già morto.

L’inapplicabilità del provvedimento appare evidente, così come evidenti sono i suoi effetti collaterali, tutt’altro che marginali. Tra questi spiccano la dequalificazione della figura dell’educatore, relegata all’unico inquadramento possibile nel contratto degli enti locali, il livello C, e il conseguente peggioramento della qualità del servizio offerto, con ricadute dirette sulle persone più fragili. Non sarà dunque l’approvazione di questo DDL a fermare l’emorragia, ormai strutturale, degli educatori verso altri ambiti professionali, il progressivo calo delle iscrizioni universitarie, la chiusura di servizi essenziali per la carenza di personale. E ciò appare ancora più grave se collocato nel contesto storico che stiamo attraversando: un’epoca segnata da profonde fratture sociali, in cui le figure della prevenzione, della cura e dell’accompagnamento dovrebbero occupare una posizione centrale. E invece no. Alla classe politica e amministrativa di questo Paese tutto ciò sembra non interessare. Aldilà di qualche proclama, tanto noioso quanto inutile, prevale un’indifferenza sostanziale verso la condizione materiale ed esistenziale di queste lavoratrici e di questi lavoratori, non di rado più fragile di quella delle persone di cui quotidianamente si prendono cura. Si ignorano compensi ormai indegni, insufficienti persino a coprire le spese essenziali delle prime settimane del mese, così come si ignora la presa di posizione pressoché unanime di una categoria che sta denunciando con chiarezza il carattere beffardo di un decreto che, invece di riconoscerla e tutelarla, finisce per dileggiarla.

Sui temi della “fuga degli educatori” e del DDL Unificato, abbiamo sentito Vanna Iori, pedagogista ed ex senatrice, e Annarita Bove, avvocato giuslavorista con esperienza e formazione in diritto del lavoro e diritto sindacale.