Come già accaduto in altre città italiane, ad esempio a Massa Carrara, anche a Bologna si fa sentire la repressione contro gli attivisti che hanno partecipato agli scioperi generali e alle manifestazioni contro il genocidio a Gaza di settembre, ottobre, novembre e dicembre.
A riportare la notizia è il Corriere di Bologna, che parla di cento denunciati per reati di varia natura, dal blocco stradale al danneggiamento, fino agli scontri con le forze dell’ordine.

La repressione contro gli attivisti che parteciparono alle manifestazioni per Gaza

Dopo settimane di indagini, in questi giorni la Digos ha avviato una raffica di notifiche nei confronti di attivisti e manifestanti coinvolti nei cortei che, tra settembre e dicembre, hanno portato in strada decine di migliaia di persone. In particolare, la Procura di Bologna sta notificando numerosi avvisi di elezione di domicilio, atto preliminare alla chiusura delle indagini.
Sono almeno un centinaio le persone denunciate a piede libero. A molti viene contestato il nuovo reato di blocco stradale, introdotto dal Decreto Sicurezza 2025, che ha trasformato quella che era una violazione amministrativa in un illecito penale punibile con pene da sei mesi a due anni di reclusione nel caso di azioni collettive.

Nello specifico, ciò che viene contestato è il blocco della tangenziale, avvenuto in due distinte occasioni. La prima risale al 22 settembre, in occasione dello sciopero generale contro il genocidio a Gaza proclamato dai sindacati di base. In quella circostanza, migliaia di attivisti entrarono in tangenziale, di fatto bloccandola per qualche minuto.
La stessa scena si è ripetuta il 3 ottobre, all’interno del secondo sciopero generale, questa volta proclamato anche dalla Cgil. Furono 100mila le persone scese in piazza a Bologna in quell’occasione e, nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di impedire al corteo di muoversi verso la tangenziale, la mole di partecipanti ebbe la meglio.

La Procura, però, ha messo nel mirino anche i fatti accaduti il 21 novembre, in occasione della partita di basket tra Virtus Bologna e Maccabi Telaviv. Quel giorno un corteo si mosse da piazza Maggiore verso via Marconi, cioè in direzione del PalaDozza, che per l’occasione era stato blindato con un’ampia zona rossa. I manifestanti si sono trovati la polizia schierata già all’imbocco di via Lame, cioè a circa un chilometro di distanza dal palazzetto, e ne sono nate tensioni, degenerate poi in scontri, lancio di oggetti, uso di idranti e inseguimenti da parte delle forze dell’ordine.

Tra i denunciati figurano attivisti dei collettivi Cua, Tpo, Làbas, Giovani Palestinesi e ambienti anarchici. Ma, secondo gli investigatori, sarebbero presenti anche soggetti non riconducibili a realtà organizzate, emersi soprattutto nei momenti di maggiore tensione. Proprio durante il corteo contro la partita di Eurolega una decina di agenti rimasero feriti negli scontri.

Alcuni degli indagati sono assistiti dagli avvocati Simone Sabattini, Elia De Caro e Gian Andrea Ronchi. Le difese annunciano battaglia, soprattutto sul piano delle identificazioni.
«Aspettiamo di vedere gli atti – spiega l’avvocato De Caro al Corriere di Bologna – per capire come sia possibile contestare il blocco stradale solo ad alcuni manifestanti, magari già noti per il loro attivismo politico, quando si trattava di cortei oceanici».
Per la Procura di Bologna si tratta della prima applicazione del nuovo reato di blocco stradale, destinato ora a essere vagliato anche nelle aule di tribunale. Un passaggio che potrebbe segnare un precedente importante nella gestione giudiziaria delle proteste di piazza.