Una mostra cruda, che sviscera nel dettaglio l’infame piano di sterminio nazista delle persone affette da disabilità psichiche e fisiche, e che può essere scioccante per i suoi contenuti, tanto che «tendiamo a presentarla dalla terza media in avanti, anche perché non si è avuto nessuna pietà neanche nei confronti dei bambini». Proprio su di loro il sistema è stato «ancora più perverso, perché alle famiglie veniva mandata a casa una lettera dove si diceva “prenderemo tuo figlio e lo porteremo in una clinica, lo cureremo’, ma di fatto lo ammazzavano». È con queste premesse che l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ospita “Perché non accada mai più – Ricordiamo” nell’ambito delle iniziative per la Giornata della Memoria, che ripercorre le tappe del famigerato “Aktion T4”, il nome in codice dato al programma nazista di eutanasia dei disabili introdotto prima ancora dei campi di sterminio e che di essi fu una sorta di mostruosa prova generale.

Eugenetica, in Assemblea Legislativa la mostra sullo sterminio dei disabili

Promossa dall’Associazione regionale Anffas onlus Emilia-Romagna e dell’Associazione “Amici dell’Anffas”, la mostra è stata inaugurata ieri alla presenza del presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri e del vicepresidente di Anffas Emilia-Romagna Gaspare Vesco di fronte agli studenti della 4^F e 4^C dell’Istituto Galvani Iosi di Reggio Emilia, e rimarrà aperta al pubblico fino al 27 gennaio nei giorni feriali dalle 9 alle 18.
Nei 31 pannelli dell’allestimento nel piano ammezzato di viale Aldo Moro 50, documenti e foto raccontano la tragedia delle pratiche di uccisione condotte dai nazisti sulle persone con disabilità.

Una barbarie iniziata nel 1939 e durata fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che è diventata la storia dolorosa, ma spesso dimenticata, della soppressione scientifica di chi non rientrava nei parametri di “perfezione e produttività” elaborati dalla logica nazista. Nei pannelli esposti sono raccontate le vite dei carnefici, ovvero dei principali capi nazisti che teorizzarono le pratiche di soppressione di vite innocenti, ma anche quelle di due eroi, il cardinale tedesco e vescovo di Monaco Clemens August von Galen, che si batté in prima persona a rischio della vita contro il programma di sterminio nazista, e di Guglielmo Lippi Francesconi, un medico originario di Lucca che si oppose alla pratica in uso durante il regime fascista di dichiarare “malati di mente” gli oppositori del regime al fine di internarli in manicomio: per questa sua lealtà al giuramento d’Ippocrate fu fucilato dai fascisti nel 1944.

La mostra «nasce nel 2012 e ha girato un po’ tutta l’Italia – ricorda Gaspare Vesco, vicepresidente regionale e presidente provinciale Anffas – quello che mi colpisce è che, quando la presentiamo, le persone non sanno che tutta la Shoah praticamente è partita dallo sterminio delle persone con disabilità. Ed è per noi molto importante anche sottolineare questo perché il rischio è sempre lì dietro l’angolo». Ad esempio, cita, «qualcuno parla di rimettere in piedi le scuole speciali, in Islanda non fanno più nascere i ragazzini down, c’è una prevenzione molto forte rispetto alla possibilità che nasca, c’è una campagna… un pochino ci avviciniamo all’eugenetica».

Un monito condiviso anche da Fabbri, che ricorda come anche nelle grandi tragedie della storia «non bisogna partire dalla fine, ma capire quale percorso lo ha accompagnato, perché a volte si parte con campagne propagandistiche come fu fatto ai tempi del nazismo, colpendo innanzitutto le persone più invisibili». Questo significa che «dobbiamo essere sempre molto attenti perché i segnali di inquietudine che vediamo anche in questo momento storico ci inducono a essere ancora più presenti ed efficaci nella nostra comunicazione. Quando persone e cittadini vengono divisi fra utili e non utili, fra abili e disabili e quindi qualcuno può essere sacrificato per l’ordine pubblico, per la sicurezza, per il bilancio dello Stato come facevano allora, significa che prendiamo la via della disumanità». Per questo «il nostro compito è quello di tenere alta l’attenzione, soprattutto con le scuole», conclude il presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.

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Fonte: Agenzia Dire