Geir Jenssen, in arte Biosphere, è attivo da più di trent’anni nella scena musicale ambient e ultimamente è uscito il suo ultimo album “The way of time” ispirato dal romanzo di Elizabeth Madox Roberts ” The time of man” e arricchito dai campionamenti della voce dell’attrice Joan Lorring che recitò nello sceneggiato radiofonico del 1951 basato sul suddetto romanzo. E’ importante notare come tutti i pezzi che compongono l’album, contengano un campionamento tratto dallo show precedentemente nominato e che diventano parte integrante della narrazione.

Il racconto dell’album

Il disco si apre con “Time of man”, sequenze di synth che simulano lo scorrere del tempo, più archi a supporto e bassi potenti. Qui si affaccia anche la voce di Joan Lorring, nel primo dei suoi numerosi campionamenti, che si sposa perfettamente con l’arrangiamento. Il pezzo induce introspezione e riflessione e l’ambientazione campestre è suggerita dai campionamenti del cinguettio di uccellini . “The way of time” parte con melodie che indicano mistero ed esplorazione ed è arricchito da contrappunti atti a creare tensione. Synth sequence che accompagnano e creano movimento insieme ad altri accenti di synth. Tutto qui suggerisce il lento scorrere del tempo e la crescita, sia fisica che mentale della nostra immaginaria protagonista. I suoni che si incrociano fanno pensare a dei contrasti che, inevitabilmente, nel corso della vita si incontrano. “Like the end of the world”, arpeggi ostinati di synth in apertura, qui l’ambientazione si fa notturna con sample dei tipici versi di uccelli notturni. Fanno la loro comparsa anche kick e snare con accenti di synth stranianti come una fine del mondo improvvisa, che non ci aspettavamo. Melodie di supporto accentuano lo straniamento, che si fa via via totale con l’andare del pezzo.

Il disco prosegue con “All stars have names”, di nuovo suoni naturali che pongono l’affascinante questione di cosa significa la vita, archi a supporto e di nuovo la batteria. Impianto di kick più synth che proiettano direttamente nel cielo notturno. Melodia di synth eterea e sedativa, sottili accenni di canto e la campagna sempre presente. “The old way was gone” ormai l’oscurità è calata da un pezzo e i sintetizzatori sono qui a ricordarcelo, è tempo di dormire prima di una nuova giornata di lavoro nei campi. Strings che accompagnano il sognare, loop di synth a suggerire la quiete notturna che tutto riveste. Infine il disco si chiude con “The way of time (on and on)” che è un reprise del secondo pezzo, come un nuovo giorno uguale al precedente ma sottilmente diverso. Qui il tono si fa strano e drammatico allo stesso tempo. Un pò come se il tempo fosse una condanna al duro lavoro giorno dopo giorno. Un lento crescendo che va comporre l’inevitabilità dello scenario conclusivo, ritratto dalla musica, fino al termine del viaggio. In attesa che il ciclo ricominci e del tempo che si fa beffe degli sforzi umani, come a dire <<Io sarò ancora qui quando voi non ci sarete più>>.

Se siete interessati ad altri approfondimenti del mondo della musica potete cliccare qui.