Che cosa significa oggi fare cultura popolare? E chi è, davvero, il popolo a cui l’arte dovrebbe rivolgersi? Da queste domande prende le mosse la 24° edizione di Gender Bender, il festival internazionale che torna ad animare Bologna dal 29 ottobre al 7 novembre con spettacoli, proiezioni, incontri, mostre e appuntamenti notturni.
Prodotto dal Cassero LGBTQIA+ Center, Gender Bender prosegue un percorso avviato nel 2003, costruendo uno spazio di confronto in cui le differenze non si limitano a essere rappresentate, ma diventano materia di ricerca artistica e occasione d’incontro. Al centro dell’edizione 2026 c’è il bisogno di stare insieme, riconoscersi e immaginare altre possibilità di abitare il mondo: u punto di partenza per interrogare il presente e ripensare il significato stesso di cultura popolare.
Gender Bender 2026: la danza
È la danza il cuore della programmazione, con artisti e artisti provenienti da Italia, Francia, Svizzera, Cipro, Lettonia, Paesi Bassi, Iran, Germania e Norvegia. Tra gli appuntamenti più attesi figurano Of the heart – An etude di Armin Hokmi, in prima nazionale, e After All di Solène Weinachter, al debutto italiano. Il lavoro della coreografia sarà al centro anche di Beyond After All, un incontro dedicato ad approfondirne la ricerca.
Accanto a queste proposte Suspended Chorus di Silvia Gribaudi, Ode di Elena Antoniou, Ha di Jana Jacuka e redrum del gruppo nanou compongono un panorama di linguaggi e sensibilità differenti. A completarlo sono Spooning&entre.les.montagnes di Sami Lea Samira Bernath e A la recherche du temps perdu di Est Roman Coulon, che ampliano ulteriormente lo sguardo sulla ricerca coreografica internazionale.
Il programma si spinge anche nei territori di confine tra danza, musica e cultura urbana. Manifestus di Jacopo Jenna, Everybody Has a Fate di Riccardo De Simone e Brutal Casual, performance di Lady Maru e Jacopo Benassi, contribuiscono a delineare un’edizione che rinuncia a un’unica idea di corpo e di movimento, lasciando convivere pratiche, estetiche e immaginari diversi.
Gender Bender 2026: il cinema
Tra le ospiti di rilievo figura la regista Céline Sciamma, il cui cinema esplora i processi di formazione dell’identità, il potere dello sguardo e le possibilità della rappresentazione. A Gender Bender presenta This Is How a Child Becomes a Poet e Tutti Frutti, seguiti da un incontro con il pubblico. L’appuntamento, fissato per il 26 ottobre, anticipa l’apertura ufficiale dei festival.
La programmazione cinematografica comprende inoltre Move Ya Body: The Birth of House di Elegance Bratton, dedicato alle origini della cultura house e alla sua dimensione comunitaria, e due prime nazionali: Downtown di Michiel van Erp e Our Body Is an Expanding Star di Semillites e Tania Hernández Velasco.
Completano il programma A Quiet Love di Garry Keane, Feito Pipa (Gugu’s World) di Allan Deberton, A Margem do Rio (The Riverbank) di Matheus Farias ed Enock Carvalho e I Rarely Wake Up Dreaming di Isabelle Sterver.
Il dialogo tra cinema e arti visive si apre anche alla memoria di Derek Jarman, figura centrale del cinema queer britannico. Il 17 ottobre, in collaborazione con Palazzo Bentivoglio e la Cineteca di Bologna, è in programma la proiezione di Caravaggio, appuntamento che precede il festival e ne anticipa alcune delle traiettorie culturali.
Gender Bender 2026: I corpi
Dal 28 ottobre, la mostra Corpi fuori traccia, dedicata all’illustratore Jacopo Camagni, amplia il percorso del festival attraverso le arti visive. Il progetto rende omaggio al suo lavoro e invita a riflettere sui modi in cui i corpi vengono immaginati, disegnati e narrati, aprendo uno spazio di confronto sulle forme della rappresentazione.
Anche la letteratura contribuisce a esplorare il significato contemporaneo di cultura popolare. Tra gli appuntamenti in programma, l’incontro con Catherine Lacey, in dialogo con Samanta Picciaiola, porta al centro del festival le forme della narrazione contemporanea e le possibilità di costruire storie condivise.
Con Chiara Bersani, la riflessione si concentra invece sul rapporto tra autobiografia, disabilità e costruzione collettiva dei racconti. Il laboratorio Appunti clandestini per un’autobiografia collettiva, realizzato con Flavia Dalia D’Amico, e la presentazione del libro Prima di ogni cosa aprono uno spazio in cui l’esperienza personale può trasformarsi in materia condivisa, mettendo in discussione le rappresentazioni convenzionali.
A completare questo percorso è la fotografia, intesa come strumento di testimonianza e costruzione della memoria. Uscire Fuori! La fotografia come strumento di testimonianza, affermazione e visibilità queer in Italia, a cura di Emanuele Carlenzi e Martina Cavalli, indaga il ruolo delle immagini nel rendere visibili esperienze e soggettività troppo spesso rimaste ai margini.
Dalla danza al cinema, dalle arti visive alla letteratura, Gender Bender 2026 attraversa linguaggi e pratiche differenti per interrogare ciò che rende una comunità tale: la possibilità di riconoscersi, condividere esperienze e immaginare nuove forme di convivenza.
Il programma completo è consultabile sul sito ufficiale di Gender Bender.







