Per Nicola Samorì, Ravenna è la città nella quale, ancora giovanissimo, il suo sguardo ha incontrato i mosaici bizantini, i marmi delle basiliche e i gessi dell’Accademia di Belle Arti, contribuendo alla formazione di un immaginario che avrebbe poi attraversato tutta la sua ricerca. Ed è proprio a Ravenna che Samorì torna ora con “Supremalia”, la grande mostra personale che il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna ospiterà dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027, a cura di Denis Isaia. Non è però soltanto un ritorno geografico o biografico. “Supremalia”, infatti, nasce come un progetto pensato appositamente per il MAR e costruisce un confronto tra il lavoro dell’artista, la Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti e alcuni degli elementi che più profondamente identificano la cultura visiva ravennate. Le opere di Samorì entrano così in relazione con i gessi di Antonio Canova, con i marmi di San Vitale e con una città nella quale materia, luce e trasformazione possiedono una storia secolare.

Nato a Forlì nel 1977 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Samorì vive e lavora a Bagnacavallo. La sua ricerca prende le mosse dalla tradizione figurativa europea, e in particolare dalla pittura barocca e caravaggesca, per sottoporla a processi di trasformazione. Abrasioni, scorticature e deformazioni intervengono sull’immagine senza limitarsi a distruggerla: diventano invece strumenti attraverso i quali farne emergere nuove possibilità. Pittura e scultura, tela, tavola, rame, marmo e onice concorrono a una ricerca nella quale bellezza e perdita, corpo e materia, memoria e trasformazione rimangono continuamente in tensione. Negli anni questo percorso ha portato Samorì a confrontarsi direttamente anche con alcuni capolavori della storia dell’arte, dal cartone della Scuola di Atene di Raffaello alla Pinacoteca Ambrosiana alla Parabola dei ciechi di Bruegel al Museo e Real Bosco di Capodimonte. A Ravenna, tuttavia, questo rapporto con il passato assume anche un carattere personale. Qui Samorì tenne nel 1998 la sua prima mostra personale, nei Giardini del Palazzo della Provincia, seguita dagli appuntamenti alla Chiesa di San Domenico nel 2001 e a Santa Maria delle Croci nel 2002.

A quasi trent’anni di distanza, il ritorno avviene con opere in parte inedite e con una ricerca ormai maturata sulla scena internazionale. Ravenna riemerge senza diventare semplice citazione: nella monumentalità dei marmi, nella forza dei mosaici e soprattutto in un modo di concepire l’immagine attraverso sovrapposizioni e ricomposizioni. Come le tessere musive costruiscono una figura attraverso frammenti accostati, anche Samorì interviene sulla materia trasformandola e ricomponendola, lasciando che l’immagine conservi le tracce di ciò che è stata.

L’accostamento a Canova

È soprattutto nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna che questo dialogo trova uno dei suoi punti più intensi. Il percorso coinvolge in particolare due opere di Canova: il calco di un cavallo morente e l’Endimione dormiente. Il primo, lontano dalla levigatezza e dall’eleganza generalmente associate allo scultore, restituisce una presenza fortemente carnale e materica che da tempo esercita un’attrazione su Samorì. In mostra viene messo in relazione con una popolazione di modellini utilizzati dall’artista per studiare posture e dinamismi delle figure: un confronto che attraversa epoche diverse ma trova nel mestiere, nel corpo e nella materia un terreno comune.

Canova accompagna del resto l’intero percorso. All’inizio una testa lacunosa di Samorì viene accostata a una scultura canoviana proveniente dal Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, danneggiata dai bombardamenti e rimasta sfigurata. Il “Cavallo morente” occupa il baricentro dell’esposizione, mentre l'”Endimione dormiente” raccorda l’ultima sala al loggiato della Gipsoteca. Ferita e permanenza, canone e lacerazione, memoria e metamorfosi diventano così termini di un confronto nel quale l’antico non viene semplicemente osservato, ma continuamente interrogato e trasformato.

Una mostra costruita dentro il MAR

Il progetto espositivo è stato ideato da Samorì insieme al curatore Denis Isaia, con l’intervento dell’architetto Emiliano Leoni e dello staff del MAR. Gli ambienti del primo piano sono stati pensati per costruire un percorso unitario, mentre l’apertura di “Supremalia” coincide con il riallestimento della Gipsoteca, realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna nell’ambito dei Piani Museali 2026. La mostra diventa quindi anche l’occasione per riportare l’attenzione su una delle collezioni più significative del museo attraverso lo sguardo di un artista contemporaneo.

E proprio il titolo sembra condensare il senso di questa operazione. “Supremalia” è un neologismo che unisce “super” (ciò che sta sopra e tende al massimo) a “malia”, il fascino capace di attrarre e trattenere lo sguardo. Una seduzione portata alla massima intensità che, nel lavoro di Samorì, non coincide però con l’integrità della bellezza: passa anche attraverso la sua erosione, la ferita e la possibilità che un’immagine, trasformandosi, continui a esercitare il proprio potere.

Gli orari della Mostra sono: da martedì a sabato 9.00 – 18.00, domenica e festivi 10.00 – 19.00. IL MAR si trova in via di Roma, 13 a Ravenna. Per contatti e informazioni, telefonare allo 0544.482477 oppure scrivere a info@museocitta.ra.it