Torna a Bologna IT.A.CÀ, il Festival del Turismo Responsabile. La diciottesima edizione attraversa città, pianura e Appennino interrogandosi sui confini, sulle comunità e su un modo diverso di abitare e attraversare i territori. Ci sono confini che dividono e altri che dovremmo imparare a rispettare. Allo stesso modo, ci sono luoghi da attraversare e altri davanti ai quali può essere giusto fermarsi. E c’è un modo di viaggiare nel quale la destinazione non è necessariamente la cosa più importante, perché – più che l’arrivare alla destinazione programmata – contano le persone, gli incontri e ciò che accade lungo il percorso.

IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori – Festival del Turismo Responsabile è nato proprio a Bologna nel 2008 e negli anni si è diffuso a livello nazionale. Dal 18 settembre al 18 ottobre, con un ulteriore appuntamento a novembre, la tappa “madre” bolognese torna con un programma che coinvolge Bologna e numerose località del territorio, fino a Modena.

Il titolo scelto quest’anno è “Geografie di Pace. Mobilità/rsi attraverso confini e culture”. Un tema che inevitabilmente acquista un significato particolare in un presente attraversato da guerre, nuove frontiere e contrapposizioni, ma che IT.A.CÀ porta sul terreno che gli è proprio: quello del viaggio e del rapporto fra chi attraversa un territorio e chi quel territorio lo abita.

«Con Geografie di Pace vogliamo innescare una riflessione sul modo in cui si vivono i luoghi, su come il viaggiatore si relaziona con le comunità locali e anche sul confine», ci spiegano gli organizzatori Simona Zedda e Damian Castro di Yoda APS. Un confine che «non deve essere per forza una barriera che limita la libertà», ma che diventa necessario quando significa rispetto della comunità locale o dell’ambiente. È uno dei concetti più interessanti di questa edizione. Nell’immaginario del viaggio contemporaneo siamo abituati a pensare che tutto debba essere raggiungibile, visitabile, fotografabile. IT.A.CÀ propone quasi il ragionamento opposto: non tutto deve necessariamente essere consumato dal nostro passaggio. Il limite può diventare esso stesso parte dell’esperienza del viaggio, quando serve a proteggere un ecosistema, un luogo o la comunità che lo abita. È un punto centrale anche nel manifesto nazionale 2026, che invita a considerare il turismo responsabile non semplicemente come un diverso prodotto turistico, ma come un rapporto fondato su comunità locali, giustizia sociale, tutela dei territori e qualità delle relazioni.

Non meno turismo, ma un turismo diverso

Il discorso diventa particolarmente interessante a Bologna, dove da tempo il turismo è al centro di un dibattito che riguarda l’aumento dei flussi, il centro storico, gli affitti e la trasformazione di alcune parti della città. La risposta di IT.A.CÀ non consiste però semplicemente nell’immaginare meno turisti. Emerge piuttosto l’esigenza di una distribuzione più ragionata dei flussi: concentrare visitatori soltanto in poche attrazioni e in poche zone finisce per danneggiare sia l’ambiente sia le comunità locali. Da qui la scelta di valorizzare percorsi meno battuti e territori normalmente esclusi dalle traiettorie turistiche tradizionali. Una scelta che si riflette direttamente nel programma, con appuntamenti non soltanto a Bologna ma anche a Ozzano dell’Emilia, Bentivoglio, Imola, Monzuno, Lizzano in Belvedere, Marzabotto, Monte San Pietro e Modena.

Bologna guardata con altri occhi

Il primo appuntamento, venerdì 18 settembre, è emblematico. Torna Migrantour, la passeggiata interculturale nata a Bologna nel 2015, questa volta in un’edizione speciale costruita a partire dalle mappe emozionali di chi abita la città. Il giorno successivo, 19 settembre, “Abitare il cibo” parte dall’orto di Salus Space (via Malvezza 2/2) per arrivare a una tavola multiculturale, trasformando ingredienti, tecniche e racconti in occasioni di conoscenza reciproca. Domenica 20 sarà invece la bicicletta a mettere in relazione Bologna e Bentivoglio con BikeBenessere, lungo il Navile. Particolarmente interessante anche la Passeggiata multisensoriale al Pratello del 25 settembre, pensata per scoprire uno dei luoghi più identitari della città utilizzando anche strumenti come le mappe tattili e rendendo l’esperienza accessibile alle persone con disabilità visiva. Nelle stesse giornate arriva MEZZODÌ a Bologna, una sorta di festival nel festival dedicato all’editoria, alla musica e alle esperienze culturali legate al Sud Italia: presentazioni, esposizioni, proiezioni, performance e concerti diventano l’occasione per raccontare il Sud non come una geografia immobile, ma come uno spazio in trasformazione e in relazione con le molte identità di Bologna.

Perdersi per ritrovare la città: il senso della deriva urbana

Forse uno degli appuntamenti che meglio raccontano lo spirito di questa edizione è però quello di sabato 26 settembre. L’artista e architetto Francesco Careri, fondatore di Stalker/Osservatorio Nomade, condurrà “Verso il Pilastro: chi perde tempo, guadagna spazio”, una deriva urbana che non prevede un itinerario prestabilito e neppure una vera destinazione finale. Si parte e poi ci si lascia guidare dallo spazio, dalle deviazioni e da ciò che si incontra. È quasi l’antitesi del turismo contemporaneo organizzato attraverso mappe digitali, recensioni, classifiche delle “dieci cose da vedere” e percorsi ottimizzati minuto per minuto.

Venerdì 2 ottobre a Imola La matematica in città propone invece una passeggiata nel centro storico alla ricerca della matematica nascosta negli edifici, nelle piazze e nei luoghi della vita quotidiana. Domenica 4 ottobre, a Montorio di Monzuno, “Storia, filari e danze ritrovate” porta invece il festival fra sentieri, vigneti e luoghi della vita rurale, con un itinerario ad anello di circa sette chilometri nel quale il cammino si intreccia con racconti, visite e incontri con la comunità locale. Sabato 10 ottobre a Marzabotto “Radici resistenti. I racconti dell’acqua” unisce trekking letterario, memoria della Resistenza, arte e rigenerazione, seguendo un percorso che dall’area archeologica di Kainua arriva all’ex Cartiera di Lama di Reno. Il giorno successivo, 11 ottobre, a Monte San Pietro, “Planet Trek – Sentiero dei Pianeti” porta invece lo sguardo dalla terra al cielo. Il festival tornerà poi a Bologna per gli ultimi appuntamenti, prima di concludere la tappa il 18 ottobre a Modena con “La città che non c’è”, dedicato alle pratiche di mappatura partecipativa e pensato come passaggio verso la successiva tappa modenese.

Il programma è comunque molto denso ed è consultabile nella sezione apposita sul sito del Festival. IT.A.CA’ è un Festival che disegna “geografie di pace” partendo da piccole azioni: attraversare un luogo senza considerarlo soltanto qualcosa da consumare, riconoscere chi vi abita, accettare qualche limite, rallentare, perdersi, incontrare qualcuno che altrimenti non avremmo incontrato.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONA ZEDDA E DAMIAN CASTRO: