Dall’11 al 13 settembre 2026 le strade e i luoghi storici del rione Cirenaica a Bologna tornano ad aprirsi per la seconda edizione di “Decolonizzare l’immaginario”, la rassegna diffusa promossa da Resistenze in Cirenaica e dalla Federazione delle Resistenze. Tre giorni dedicati all’esplorazione critica della storia e del presente attraverso un fitto intreccio tra ricerca scientifica, arte, fumetto, ecologia, diritto agli archivi e lotte sociali.
La manifestazione parte da un’idea di fondo ben precisa: decolonizzare l’immaginario non significa semplicemente rimpiazzare una memoria storica con un’altra, ma complicare il racconto dominante, riportare a galla ciò che è stato rimosso dalla narrazione ufficiale e mettere in discussione concetti e simboli che la società tende ad accettare come naturali.

La seconda edizione del festival-non-festival “Decolonizzare l’immaginario”

Ciò che caratterizza la tre giorni bolognese è una struttura del tutto aliena alle tradizionali dinamiche dei festival culturali commerciali. L’iniziativa si definisce infatti un “festival-non-festival”: non esistono biglietti d’ingresso, non ci sono giurie né concorsi, così come viene del tutto abbattuta la distanza fisica e simbolica tra il palco e la platea.
Per preservare l’autonomia ideologica e l’impronta comunitaria della rassegna, l’organizzazione ha scelto di fare a meno di sponsorizzazioni commerciali o finanziamenti pubblici. Tutti i partecipanti — tra cui accademici, attivisti, scrittori, artisti e musicisti — intervengono a titolo gratuito, mettendo le proprie competenze a disposizione della cittadinanza e del quartiere.

La rassegna non si concentra all’interno di un unico spazio recintato, ma si sviluppa lungo una vera e propria costellazione urbana. Gli appuntamenti toccheranno la Casa di quartiere Scipione dal Ferro, il Bar Edera, il Bar Jolly e gli spazi autogestiti di Vag61.
Il rione Cirenaica si trasforma così in un vero e proprio dispositivo narrativo. Storicamente segnato da toponimi legati all’epoca coloniale e ai nomi dei partigiani, il quartiere è da anni un laboratorio a cielo aperto per pratiche di guerriglia odonomastica e riscrittura del racconto pubblico. Nata nel 2015, l’esperienza di Resistenze in Cirenaica punta proprio a creolizzare la memoria storica della Resistenza, liberandola da visioni esclusivamente eurocentriche e connettendo la memoria del nazifascismo alle lotte anticoloniali su scala globale.

Tre giorni tra ricerca storica, ambiente, diritti e cultura underground

I percorsi tematici dell’edizione 2026 si articolano lungo direttrici molto ampie. «Quel plurale di “resistenza che usiamo, ossia “resistenze” può essere declinato in tantissimi ambiti – spiega ai nostri microfoni Jadel Andreetto, uno degli organizzatori – e ci sembra che in questo momento sia fondamentale declinarlo in molti ambiti».
Si parlerà dunque della memoria delle guerre coloniali italiane in Africa, dalla strage di Zeret all’eccidio di Yekatit 12, affiancando la ricerca d’archivio alla narrazione a fumetti curata da autori come Giuseppe Palumbo e Andrea Sestante. Particolare attenzione verrà dedicata anche al tema del patrimonio audiovisivo e alla domanda su chi possiede e gestisce le immagini della nostra storia.

La rassegna intreccerà inoltre le urgenze del presente: il legame tra ecologia e dinamiche coloniali, le vicende del mondo del lavoro rappresentate dal Collettivo di Fabbrica ex GKN, e la solidarietà verso la causa palestinese, affrontata attraverso contributi letterari e le testimonianze del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e della rete Bologna per Gaza.
Infine, la riflessione toccherà il mondo della scuola e della formazione, analizzando il ruolo dello spazio pubblico e delle istituzioni educative nel contrasto alle discriminazioni di classe e di razza. A fare da sfondo all’intera manifestazione saranno mostre fotografiche, trekking urbani notturni, performance teatrali e una programmazione musicale underground spalmata sui tre giorni.

ASCOLTA L’INTERVISTA A JADEL ANDREETTO: