La notizia più fresca per il trasporto pubblico bolognese riguarda la creazione di una newco per la gestione del nascituro tram. Tper ha infatti annunciato un’alleanza strategica con i francesi di Ratp Dev, che gestiscono già una quarantina di linee tramviarie, tra cui quella di Firenze.
La stessa Tper, ormai tre settimane fa, ha riportato i dati del bilancio consuntivo del 2025, con un utile a 12,2 milioni di euro, ma un calo di 2,4 milioni di viaggi in un solo anno. A pesare potrebbero essere stati i rincari tariffari e il peggioramento del servizio anche dovuto ai cantieri presenti in città.
Tper e la newco per la gestione del tram
Il debutto del nuovo sistema tramviario di Bologna non sarà gestito direttamente da Tper, bensì da una nuova società che sarà operativa già da questa estate. Ad annunciarlo è la stessa azienda di trasporti bolognese, che spiega che manterrà comunque la quota di maggioranza della neonata realtà.
Il partner strategico dell’operazione è il colosso francese Ratp Dev, operatore internazionale di rilievo che vanta nel proprio portfolio la gestione di circa quaranta reti tramviarie in tutto il mondo, inclusa quella di Firenze.
La neonata azienda, il cui nome ufficiale deve ancora essere svelato, eredita un lavoro di preparazione che Tper sta portando avanti da mesi, a partire dalla formazione degli operatori. Il nuovo soggetto avrà il compito cruciale di garantire il coordinamento integrato di tutti i progetti e delle forniture necessarie alla realizzazione del sistema.
Tra le prime e più delicate sfide figurano la produzione e la consegna dei veicoli tranviari, oltre alla pianificazione e gestione delle attività di collaudo, pre-esercizio e successiva messa in servizio dell’intera rete cittadina.
«Il primo punto che si vede chiaramente – commenta ai nostri microfoni Michele Terra, consigliere di Quartiere di Sinistra Unita per Bologna – è che Tper da sola non è in grado di gestire il tram malgrado abbia avuto anni in cui attrezzarsi. Quindi si ritrova a dover cercare altri partner privati. L’altro punto è che Tper è un’azienda pubblica, quindi i dirigenti della società e del Comune dovrebbero spiegare che interessi hanno i cittadini in questa alleanza con aziende private. Perché altrimenti rischia di essere un’operazione economica e finanziaria, magari anche giustificata con motivi tecnici, però dove gli interessi dei bolognesi rimane in secondo piano. Da questo punto di vista la trasparenza non c’è stata».
Il bilancio di Tper: utili su, viaggi giù
Tre settimane fa la stessa Tper ha rivelato i dati del bilancio consuntivo del 2025. Quello che balza agli occhi è un aumento degli utili, che passano dai 9,7 milioni del 2024 ai 12,2 milioni nel 2025. Si tratta di 2,5 milioni di utile in più nonostante un aumento delle uscite di 9 milioni di euro, di cui 5,7 legati al personale, tra nuove assunzioni e rinnovi contrattuali.
I ricavi però non sono aumentati e si attestano a 145 milioni, come era stato nel 2024. Il maggior utile viene spiegato dalla stessa azienda: si è risolto positivamente un contenzioso tributario legato all’Irap.
Il 2025 fu anche l’anno della contestata manovra tariffaria, che portò a sensibili aumenti fino a rendere quello di Bologna il biglietto per la corsa singola “più caro d’Italia”.
Le corse singole, infatti, passarono da 1,5 euro a 2,3 euro, mentre i citypass da 14 a 19 euro. Anche gli abbonamenti aumentarono, ma contestualmente furono aumentate le agevolazioni e le esenzioni.
I rincari, però, non si sono tradotti in maggiori ricavi per l’azienda. A bilanciare la situazione è stato un non trascurabile calo dei passeggeri. Se nel 2024 i viaggi registrati da Tper furono 146,9 milioni, nel 2025 (anno delle nuove tariffe) sono stati 144,5 milioni. In un solo anno, quindi, Tper ha perso 2,4 milioni di viaggi, che equivalgono a più di 6500 utenti giornalieri in meno, poco più di 3200 se si considera l’andata e il ritorno per singolo utente.
La perdita di passeggeri era stato uno degli allarmi evidenziati da chi si opponeva alla manovra tariffaria. Tra i detrattori, infatti, c’era chi sottolineava la dimensione “popolare” del trasporto pubblico, cioè l’utilizzo da fasce meno abbienti della popolazione, ma anche il valore ambientale di un servizio che contribuisce a diminuire traffico e inquinamento.
Oltre alle motivazioni economiche dovute ai rincari, nella diminuzione dei passeggeri potrebbe aver inciso il peggioramento della qualità del servizio, manifestatosi in corse saltate e ritardi. Problemi che in una certa misura sono stati determinati dai tanti cantieri stradali aperti in città, tra cui quelli dello stesso tram.
A latere, per il calo dei viaggi registrati c’è anche un’ulteriore spiegazione che potrebbe riguardare comportamenti sbagliati dei passeggeri, in particolare dei neoabbonati. Un dato positivo dell’esercizio 2025, infatti, è il sensibile aumento degli abbonamenti, che nel complesso sale a 180mila, circa 60mila in più rispetto agli esercizi precedenti (tra cui 5mila abbonati annuali in più nel solo bacino di Bologna e Imola).
Benché marcare l’abbonamento all’inzio del viaggio sia obbligatorio, alcuni abbonati potrebbero non farlo, esponendosi a sanzioni pecuniarie come se sprovvisti di titolo di viaggio, ma al contempo falsando almeno in parte le statistiche.
«Io proposi in Consiglio di Quartiere di anticipare al 2026 i due o tre mesi di trasporto pubblico gratis che il sindaco Lepore ha annunciato per il tram, per fare pubblicità, perché i problemi i cittadini li vivono ora – riporta Terra – Quell’ordine del giorno me lo sono votato da solo e il Pd commentò che in realtà c’era qualche piccolo disagio ma non grandi disservizi a Bologna. Io mi chiedo in quale città vivano».
ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE TERRA:







