“Giustizia per Bakary Sako”. È attorno a questo grido che la comunità maliana di Bologna chiama a mobilitarsi, alle 17.00 di sabato 20 giugno in piazza Nettuno, dopo l’uccisione, a Taranto il 9 maggio scorso, di un loro connazionale, un bracciante impegnato nelle campagne italiane.
A rispondere all’appello sono state oltre trenta realtà cittadine, dai sindacati come Si Cobas e Cgil, a collettivi come Plat e Làbas, unite per dire no al razzismo e allo sfruttamento.

A Bologna la manifestazione per chiedere giustizia per Bakary Sako

Bakary Sako aveva 34 anni e lavorava come bracciante nelle campagne tarantine. Ancora prima dell’alba del 9 giugno, mentre si recava al lavoro, è stato circondato, aggredito e ucciso con tre coltellate nei pressi di piazza Fontana nella Città Vecchia da tre ragazzini.
Non è la prima vittima dell’odio razzista e purtroppo non è stata l’ultima. Qualche settimana dopo ha sollevato orrore l’uccisione di quattro braccianti afghani ad Amendolara, in Calabria, bruciati vivi dopo essere stati rinchiusi in auto dai loro caporali.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione di sabato è stato puntato il dito contro il razzismo che viene veicolato anche da esponenti politici e istituzionali nei confronti dei migranti, anche di quelli che lavorano in Italia. Ma è stato sottolineato anche il sistema di sfruttamento anzitutto nel settore agricolo, ma anche nella logistica e in altri ancora, che è funzionale alle italianissime imprese e all’economia del nostro Paese.

«Bakary Sako è stato ucciso mentre faceva una cosa dignitosa, guadagnarsi il pane – sottolinea ai nostri microfoni Moussa della comunità maliana di Bologna – Noi scenderemo in piazza per dire basta, per sua moglie che è incinta e per i suoi figli che non conosceranno mai loro padre».
«C’è tanta divisione e tanta precarietà in questa società – aggiunge Usman, sempre della comunità maliana – se non ci uniamo in una sola voce queste cose succederanno ancora».

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