Unboxed, letteralmente “tirato fuori dalla scatola”. È il titolo scelto dall’Accademia di Belle Arti di Bologna per la dodicesima edizione di OpenTour. L’Accademia di Belle Arti di Bologna apre simbolicamente il proprio scrigno creativo e invita la città a scoprirne il contenuto: non un prodotto finito, ma un patrimonio di ricerca, sperimentazione e talento che prende forma ogni giorno nelle aule e nei laboratori. Dal 9 al 13 giugno quel patrimonio uscirà dall’Accademia per incontrare il pubblico, trasformando Bologna in un grande laboratorio diffuso dell’arte contemporanea.

Non si tratta soltanto della tradizionale mostra di fine anno. OpenTour è diventato nel tempo un progetto che mette in relazione giovani artisti, galleristi, curatori, istituzioni e pubblico, offrendo a chi frequenta l’Accademia una prima occasione concreta di confronto con il mondo del lavoro e con le dinamiche del sistema dell’arte contemporanea. Per questo, da un lato rappresenta l’atto finale dell’anno accademico, dall’altro è l’alba di nuove prospettive professionali. Dal 9 al 13 giugno saranno coinvolte 31 gallerie e vari spazi espositivi della città, in un fitto calendario di mostre, performance, incontri e iniziative che porteranno l’arte ben oltre gli spazi accademici.

Un’Accademia che esce dalle proprie mura e si propone alla città

«Invadiamo pacificamente la città», sintetizza il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna Enrico Fornaroli, raccontando lo spirito che anima la manifestazione da ormai dodici anni. L’idea alla base di OpenTour è semplice e allo stesso tempo ambiziosa: permettere ai cittadini di vedere da vicino ciò che accade nei laboratori e nelle aule dell’Accademia, ma soprattutto offrire agli studenti la possibilità di misurarsi con il contesto professionale che li attende una volta concluso il percorso di studi. «L’idea è quella di costruire un percorso aperto – spiega Fornaroli nell’intervista che potete ascoltare più sotto – e raccontare ai bolognesi chi siamo, cosa facciamo e soprattutto cosa fanno i nostri studenti. Le gallerie rappresentano una sorta di preview di quello che i ragazzi dovranno affrontare dopo il diploma. Possono dialogare con professionisti e confrontarsi con gli spazi che un giorno, ci auguriamo, ospiteranno il loro lavoro».

Una visione che trova conferma anche nelle parole di Fabrizio Padovani, presidente dell’Associazione Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Confcommercio Ascom Bologna, che definisce OpenTour «un evento straordinario» e sottolinea come Bologna rappresenti un caso quasi unico nel panorama nazionale. «Le gallerie professionali della città non si limitano a concedere uno spazio espositivo. I ragazzi vengono accompagnati in un percorso, incontrano professionisti, comprendono come funziona il sistema dell’arte. È una vera palestra per affrontare il mondo professionale».

Nel corso degli anni OpenTour ha dimostrato più volte di non essere soltanto una vetrina temporanea. Diversi giovani artisti che hanno esposto nelle precedenti edizioni sono poi entrati stabilmente nei programmi di gallerie cittadine, hanno partecipato a fiere nazionali e internazionali o hanno avviato percorsi professionali significativi. Si crea così una sorta di circolo virtuoso: gli studenti acquisiscono esperienza e visibilità, i galleristi individuano nuove personalità artistiche e il pubblico ha la possibilità di osservare linguaggi ancora in formazione, ma spesso capaci di intercettare sensibilità e temi del presente con particolare immediatezza. Padovani utilizza un’immagine efficace per descrivere questo incontro tra generazioni: i giovani artisti portano nelle gallerie «una carica di energia pulita», una freschezza che rappresenta una risorsa tanto per il sistema dell’arte quanto per la città. Nessuno si aspetta di trovarsi davanti ad artisti già compiuti. Il punto non è questo. La sfida consiste piuttosto nel riconoscere una potenzialità, un’intuizione, una voce ancora in costruzione ma già capace di suggerire una direzione.

Il programma di OpenTour 2026

Il programma prenderà il via il 9 giugno con Openshow, grande percorso espositivo allestito negli spazi dell’Accademia che presenterà oltre 500 opere realizzate dagli studenti dei Dipartimenti di Arti Visive e di Progettazione e Arti Applicate. Accanto all’esposizione principale, il pubblico potrà partecipare a visite guidate e seguire un calendario particolarmente ricco di appuntamenti che coinvolgerà musei, biblioteche, spazi pubblici, quartieri e realtà culturali del territorio.

Tra le iniziative figurano la mostra Alle Rose. In cima alle scale a Villa delle Rose, il progetto diffuso Taking Care_azioni di cura urbana, la mostra site specific La natura delle cose ai 300 Scalini, la sfilata del biennio di Fashion Design SAFE-WEAR. Per un’estetica di protezione, la rassegna cinematografica ABABO Cinema 2026 e numerose performance teatrali e artistiche.

Le gallerie come palestra professionale

Il cuore della manifestazione rimane però Giovani talenti in galleria, che l’11 giugno inaugurerà simultaneamente in 31 gallerie e spazi privati disseminati in tutta Bologna. È qui che il dialogo tra formazione e professione trova la sua espressione più evidente, mettendo gli studenti a diretto contatto con uno degli attori fondamentali del sistema artistico contemporaneo.

Per avere un’idea sufficientemente compiuta del nutritissimo programma rimandiamo al sito dell’Accademia di Belle Arti, dove potrete trovare in dettaglio gli appuntamenti di ogni spazio espositivo.

Tra gli appuntamenti più significativi figura anche Young Artists from an Ancient Land, progetto internazionale promosso insieme al Visual Arts Forum di Ramallah che coinvolge quattro giovani artiste palestinesi. Un’iniziativa che ribadisce una visione dell’arte come spazio di incontro e dialogo tra culture differenti. «L’arte deve favorire il colloquio e il dialogo, mai la contrapposizione violenta», osserva Fornaroli, sottolineando come l’Accademia debba continuare a essere un luogo di confronto, contaminazione e crescita reciproca.

Alla fine, tutto torna al significato di quel titolo. Unboxed significa aprire una scatola e mostrarne il contenuto. Per cinque giorni Bologna potrà scoprire quello dell’Accademia: centinaia di giovani artisti che stanno costruendo il proprio linguaggio e cercando il proprio posto nel mondo dell’arte. Non soltanto una mostra, dunque, ma un momento di passaggio tra formazione e futuro.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FABRIZIO PADOVANI DI CONFCOMMERCIO ASCOM BOLOGNA:

ASCOLTA L’INTERVISTA A ENRICO FORNAROLI, DIRETTORE DELL’ACCADEMIA: