Dopo le raccolte di firme del 2025 e l’iniziativa “La ricerca non va in guerra”, i ricercatori e le ricercatrici di CNR e altri istituti continuano a mobilitarsi contro il genocidio e l’ecocidio in Palestina e contro i progetti dual use o che in qualche modo contribuiscono a rafforzare la posizione israeliana.
La mobilitazione, in questo caso, punta sull’Istituto di Scienza, Tecnologia a Sostenibilità per lo sviluppo di Materiali Ceramici (Issmc) di Faenza, in vista dell’open day che si terrà il prossimo 15 maggio.

L’opposizione all’uso militare della ricerca, la lettera aperta all’Issmc di Faenza

Il gruppo de “La ricerca non va in guerra“, in particolare, ha inviato una lettera aperta ad Alessandra Sanson, direttrice dell’istituto. Nella lettera viene rivendicata la lotta per l’etica della ricerca e viene chiesto di rappresentare al prossimo open day anche le posizioni del personale che si sta mobilitando contro il genocidio, l’ecocidio e le collaborazioni belliche.
Lo scopo, si legge nella lettera, è «mostrare che è necessaria ed esiste una discussione orientata a trovare una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra da un lato e scelte individuali e istituzionali dall’altro, e che tale discussione esiste e trova spazio all’interno dell’Istituto».

«Noi abbiamo scritto quella lettera aperta in sostegno con ricercatrici e ricercatori che all’interno di quell’istituto si pongono le nostre stesse domande e cercano di capire come contrastare e opporsi all’uso militare della ricerca scientifica – spiega ai nostri microfoni Marco Cervino, portavoce della protesta – Abbiamo scelto lo strumento della lettera aperta proprio per allargare lo spazio di confronto interno al Cnr tra due posizioni che possono essere viste come polarizzate».

Nel testo della missiva viene in particolare citato un progetto che vede coinvolto l’Issmc, il Pa Swing. Acronimo di “Spinel WINdows joining by glass”, si tratta di una collaborazione scientifica triennale con il Ministero della Difesa di Israele.
Avviato nel 2024, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti (spinelli) con l’obiettivo di unirli tramite vetro. Secondo quanto riportato da fonti locali e attivisti, l’applicazione finale del materiale è destinata ad armamenti terrestri, venendo definito come un progetto di ricerca per tecnologie militari.

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