Esiste il rischio concreto che le parole d’ordine storiche delle lotte per i diritti delle donne vengano svuotate di senso, manipolate e infine restituite al pubblico con un significato opposto a quello originario. È da questa urgenza che nasce il libro “Giù le mani dal femminismo” (Rizzoli, 2026), che sarà al centro di un confronto pubblico mercoledì 13 maggio a Bologna. L’appuntamento è alle 18.30 presso la Sala Biagi del Quartiere Santo Stefano, in un evento organizzato dall’associazione Orlando APS che promette di andare oltre la semplice presentazione editoriale per trasformarsi in un momento di riflessione politica.
La presentazione e il confronto attorno al libro “Giù le mani dal femminismo”
Il cuore del dibattito risiede nella critica a un fenomeno sempre più evidente nelle democrazie occidentali: l’espropriazione dei temi femministi da parte delle destre reazionarie. Secondo le autrici – Rosi Braidotti, Jennifer Guerra e Giorgia Serughetti – il lessico della liberazione femminile verrebbe oggi piegato a progetti politici che promuovono l’esclusione delle minoranze, la xenofobia e persino l’omotransfobia.
Questa risignificazione distorta vede spesso come protagoniste figure femminili giunte ai vertici delle istituzioni, leader che utilizzano la retorica del successo individuale e del “farcela da sole” per delegittimare la natura intrinsecamente solidale e collettiva del movimento.
Le autrici appartenengono a tre stagioni diverse del femminismo. Rosi Braidotti, filosofa e teorica di fama internazionale, si confronterà con la filosofa politica Giorgia Serughetti e con la scrittrice e giornalista Jennifer Guerra. L’incontro, coordinato da Elda Guerra di Orlando APS, si inserisce nel percorso di analisi avviato dall’associazione già all’inizio dell’anno, il cui scopo è decodificare le strategie comunicative dei populismi e difendere la “forza trasformativa radicale” delle donne.
Nelle pagine del libro, così come nell’incontro bolognese, emerge con forza l’idea che il femminismo non possa essere un’etichetta neutra o un accessorio di marketing politico. Al contrario, le autrici rivendicano una genealogia ben precisa, che affonda le radici nell’antifascismo, nel laicismo e nel pensiero antiautoritario.
La tesi sostenuta è che solo restando fedeli ai pilastri della giustizia sociale e della cultura della pace sia possibile contrastare l’avanzata di un capitalismo sfrenato che tenta di mercificare anche la rivoluzione dei generi.
ASCOLTA L’INTERVISTA A JENNIFER GUERRA:







