Dal 2014 il 31 marzo è riconosciuto a livello internazionale come il TDOV, Trans Day of Visibility, ovvero la Giornata della visibilità trans.
A Bologna, come in moltissimi altri luoghi in Italia, oggi un corteo per celebrarlo in partenza alle 17.30 da piazza Verdi attraverserà la città e si concluderà in piazza del Nettuno.
Una partenza simbolica, vicino al 32 di via Zamboni, dove nella giornata di ieri in una delle aule universitarie del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica si è tenuto un convegno proprio sulla visibilità trans a scuola e in università.
Tdov, la visibilità delle persone trans
All’assemblea sono intervenute alcune realtà del territorio che, riunite sotto il cappello del Rivolta Pride, hanno organizzato la mobilitazione: Collettivo AUT, Genderlens, Gruppo Scuola Cassero, CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica, Gruppo trans, Queers for Palestine, Link, La Mala Educacion e Non Una di Meno.
Tra i temi centrali la carriera alias (la possibilità di usare il nome e il genere di elezione nel percorso scolastico) come strumento ambivalente: importante per il riconoscimento e l’attraversamento sicuro degli spazi pubblici scolastici, ma al contempo problematico perché estremamente discrezionale, essendo le scuole stesse a decidere se attivarlo, ancora basato sul consenso dei genitori per le persone minorenni e sul binarismo di genere che invisibilizza le persone non binarie.
In generale all’interno della scuola e dell’università vi è ancora una forte invisibilizzazione delle persone trans che produce di fatto una esclusione sitemica: non sono presenti nei curricula così come nei dati raccolti (come emerge per esempio nel bilancio annuale di genere dell’Unibo, dove sono relegate a poche righe), sono fortemente ostacolate nel creare saperi e contemporaneamente i saperi trasmessi affondano le radici nel ciseteropatriarcato, rimanendo ancorati a schemi passati.
L’educazione sessuo-affettiva e ad orientamento sessuale e identità di genere è sempre più ostacolata con lo spauracchio della teoria gender e linee guida e ddl come quello Valditara, già approvato alla Camera.
Fare coming out nei contesti scolastici, quindi, non è ancora sicuro per lə studenti come per lə insegnanti. Più volte è stata, infatti, ricordata la docente trans Cloe Bianco, che ha perso la vita a causa delle discriminazioni transfobiche subite.
Con il governo più di destra della storia della Repubblica e i movimenti TERF (Trans Exclusionary Radical Feminist) e no gender che acquistano sempre più visibilità e potere e le cui retoriche sono sempre più al centro della narrazione, fare rete è fondamentale: la condivisione di strumenti e analisi tra sindacati e realtà di insegnanti ed educatorə LGBTQIA+ come la Rete Maria Silvia Spolato, movimenti tranfemministi, queer e collettivi scolastici possono permettere di continuare a contaminare la scuola, mobilitarsi dentro e fuori dalle aule e smantellare un giorno il sistema capitalistico e patriarcale.
Trasversale alla maggioranza degli interventi il tema della medicalizzazione e della patologizzazione delle persone trans. Nonostante la legge 164/1982 non preveda la necessità di una diagnosi di disforia di genere, Gruppo Trans denuncia che è pratica consolidata per il servizio pubblico bolognese rilasciare diagnosi invece che relazioni. Così come al Sant’Orsola sembra sia impedito di poter effettuare le operazioni di mastectomia senza ricorrere anche all’isterectomia, obbligando di fatto le persone trans a sterilizzarsi. Anche l’accesso alle Terapie Ormonali Sostitutive è difficoltoso, richiede costi molto alti nel privato o tempi di attesa lunghissimi nel pubblico.
Le persone trans si trovano ancora nella contraddizione dell’invisibilizzazione e dell’iper visibilità, che le espone spesso alla violenza transfobica o a essere strumentalizzate da governi come quello israeliano che. dipingendosi come paladino dei diritti LGBTQIA+ attraverso operazioni di queerwashing, cerca di ottenere consensi per portare avanti il genocidio del popolo palestinese dipinto come barbaro e quindi omolesbobitransfobico.
Le battaglie della comunità trans e non binaria sono ancora marginali rispetto a quelle del movimento omosessuale nonostante siano state proprio due persone trans a dare il via alla storica rivolta di Stonewall, per questo, ancor di più ora che gli attacchi dell’estrema destra e dei gruppi sedicenti femministi radicali di fatto trans-escludenti si susseguono, è importante accendere i riflettori sulle condizioni delle persone trans e supportarne la lotta.







