Un piano di risanamento che prevede licenziamenti senza l’utilizzo di alcun ammortizzatore sociale o altre tutele per i lavoratori. La Cgil di Bologna rispedisce al mittente la decisione della Bologna University Press, definendola un atto unilaterale che trasforma il confronto sindacale in una mera “presa d’atto” di decisioni già assunte.
A ripercorrere ai nostri microfoni tutta la vicenda è Enrico Baldazzi della Flc-Cgil.

I licenziamenti alla Bologna University Press

Secondo la Slc Cgil, l’azienda starebbe venendo meno agli impegni presi meno di un anno fa. Esiste infatti un piano di tutela, siglato il 30 giugno 2025, che vincolava la Bologna University Press a utilizzare ogni strumento disponibile per salvaguardare i posti di lavoro. «Non accetteremo che il costo di scelte industriali e gestionali sbagliate venga scaricato interamente sulle spalle dei lavoratori», dichiarano i rappresentanti del sindacato, sottolineando come la rigidità della Fondazione violi anche i principi del Patto per il Lavoro e per il Clima.

La questione assume un rilievo politico e istituzionale se si guarda alla natura della Bologna University Press. Oltre l’80% delle sue attività è svolto in modalità open access gratuito, fornendo di fatto un servizio essenziale all’Università di Bologna. Per questo motivo, il sindacato chiama in causa direttamente l’Alma Mater: la Fondazione ha infatti come socio unico fondatore la Fondazione Alma Mater dell’Università.
La Cgil ribadisce la propria disponibilità a un dialogo costruttivo, ma pone un fermo “no” a qualsiasi uscita forzata. La richiesta è chiara: riaprire il confronto per trovare soluzioni che garantiscano la continuità occupazionale, richiamando l’Ateneo alla propria responsabilità sociale nei confronti di chi permette la diffusione del sapere accademico bolognese.

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