Che ruolo gioca l’aeroporto militare di Pisa nello scacchiere libico? È la domanda che agita la politica dopo la pubblicazione del “Final report of the Panel of Experts on Libya” delle Nazioni Unite, trasmesso al Consiglio di Sicurezza lo scorso 24 marzo. Il documento descrive un Paese, la Libia, ostaggio di milizie armate e violazioni sistematiche dei diritti umani, ma punta il dito anche verso l’Italia per una gestione “opaca” dei flussi militari.
A denunciarlo è la lista Diritti in Comune, che è all’opposizione in Consiglio comunale e molto attiva contro la deriva bellica.
40 voli da Pisa alla Libia: il rapporto Onu
Secondo l’allegato 20 del rapporto ONU, tra i 124 voli militari internazionali diretti verso gli aeroporti libici (effettuati da nazioni come Russia, Turchia, Usa e Regno Unito), spicca il dato italiano. La tabella 20.1 elenca quasi 40 voli militari partiti da Pisa con destinazione Misurata, Tripoli e Bengasi. La maggior parte di questi avrebbe fatto rotta verso Misurata.
Il punto più critico riguarda la collaborazione con le autorità internazionali. Il Panel delle Nazioni Unite ha dichiarato che l’Italia, insieme agli Stati Uniti, non avrebbe risposto alle richieste di chiarimento sugli scopi di tali voli e sui materiali trasportati. Un silenzio che ha portato gli esperti ONU a considerare il nostro Paese “non conforme” agli obblighi previsti dalla risoluzione 2769 (2025).
A rendere il quadro ancora più teso è il possibile incrocio con le rivelazioni emerse lo scorso anno. Secondo alcune inchieste giornalistiche (tra cui quella de Il Post), soldati legati al generale Khalifa Haftar sarebbero stati addestrati proprio in basi italiane, incluso il Centro di addestramento di paracadutismo di Pisa tra il 2024 e il 2025.
Sebbene il rapporto Onu non colleghi direttamente i voli di Pisa a tali programmi, il dubbio sollevato dalle opposizioni è immediato: «cosa trasportavano quegli aerei? Personale, armamenti o istruttori militari?», osserva ai nostri microfoni Daniele Iannello di Diritti in Comune.
La coalizione Diritti in Comune (Rifondazione Comunista – Una città in comune) ha reagito con sdegno, chiedendo un intervento immediato sia a livello locale che nazionale.
«Pisa non può essere l’avamposto di operazioni militari opache in un Paese dove l’embargo sulle armi è costantemente violato», si legge in una nota della coalizione. «Chiediamo se il Sindaco di Pisa fosse informato di questo volume di voli militari e perché i Ministri degli Esteri e della Difesa non abbiano fornito spiegazioni alle Nazioni Unite».
La coalizione chiede ora un’informativa urgente in Parlamento. Il timore è che l’Italia stia contribuendo, più o meno direttamente, al rafforzamento di gruppi armati in un territorio dove torture e detenzioni arbitrarie sono all’ordine del giorno. «La politica estera non può essere sottratta al controllo democratico», conclude la nota.
ASCOLTA L’INTERVISTA A DANIELE IANNELLO:







