Radio Città Fujiko

Max Gericke con Angela Malfitano per i Cantieri Moline

Ironia, cabaret e bambole di carta per parlare della vita di una donna che rinuncia al proprio genere per poter lavorare.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
max gericke malfitano_4.jpg

Una vita passata come donna nei panni di un uomo per fare il gruista nella Germania del Terzo Reich e poi ancora, nel dopo guerra, mille mestieri maschili fino a poter dire, con il sorriso ironico che solo le donne sanno rivolgere a se stesse, "la maggior parte della vita è passata, menomale"

Ieri come oggi il lavoro si declina troppo spesso al maschile e quando è femminile è un lavoro di serie B mal pagato, come quello che è toccato fare tutta la vita alla mamma di Ella Gericke: la leccatrice di buste a due marchi ogni 1000 buste.

Quando a una bambina la madre muore presto, toccano a lei i pesanti lavori domestici per accudire il padre, vedovo e poi il marito. Ella si è sposata a 19 anni, un matrimonio d'amore, felice. Ma la felicità dura poco, così come le gioie della femminilità. Il marito muore ed Ella, senza sostegno economico, decide di seppellire la propria identità di donna per vestire i panni del defunto e poter continuare il suo lavoro di gruista.

Amarezza nel cuore, nostalgia per la propria femminilità che deve negare a tutti i costi per vivere, ma tanta autoironia consente a Max Geriche/Angela Malfitano, di raccontare la propria vita, i propri mirabolanti travestimenti, che le hanno permesso di arrivare alla vecchiaia nei panni di un maschio.

Il fenomenale testo dello spettacolo è di Manfred Karge , attore, regista e drammaturgo vivente, realmente nato a Brandeburgo, la città di Max Geriche, è stato allievo di Elene Weigel, seconda moglie di Bertolt Brecht, che lo portò a far parte della compagnia del Berliner Ensemble dove lavorò con Brecht. 

Il titolo originale della pièce, scritta negli anni '80, è "Jacke wie Hose" ovvero Giacca come pantaloni, diventato anche un film nel 1991 per la regia di John Maybury col titolo "Man to Man". La traduzione usata dal regista Fabrizio Arcuri è quella di Sabrina Venezia, rivista poi in una sorta di lieve riscrittura dell'originale per far emergere alcuni aspetti di interesse per la compagnia, Accademia degli Artefatti.

Angela Malfitano , si presenta in scena come donna in abiti maschili e, nel ricordo della breve felicità del matrimonio si traveste da biancaneve, il soprannome datole dal vero Max Geriche, assumendo il ruolo di donna di casa bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano. Ma i travestimenti tragicamente e al contempo, comincamente, proseguono: diventa uomo, gruista capace di trangugiare birra e stinco di porco per non tradirsi, diventa un quasi fidanzato per la bella bambolina dell'osteria, torna brevemente donna nella speranza di salvarsi dalla guerra e la femminilità la tradisce facendola diventare vittima di stupro. Uomo, donna, donna e poi uomo, fino a non sapere più quale sia la propria identità, a che genere appartenga, quali siano i propri desideri e quali solo bisogni di sopravvivenza.

Il gioco del travestimento, il passaggio da un ruolo sociale all'altro, sono presentati in scena dall'attrice come gioco, divertimento, illusionismo. Si può cambiare identità come da bambine si cambiavano i vestitini alle bambole di carta, anche se il dolore al ventre, quel terribile dolore inconfondibile, porta in sé la traccia dell'identità biologica insopprimibile.

Malfitano è un'attrice vera, sincera, divertita dal proprio lavoro che consente ogni giorno, recita dopo recita, di andare più a fondo in ogni battuta di un testo e farla vivere usando il proprio corpo, il cervello e soprattutto l'anima, prestata, per il tempo dello spettacolo, al personaggio cartaceo.

Max Gericke in questa versione di Arcuri e Malfitano è uno spettacolo divertente e ironico, al contempo profondo e doloroso che ci butta in faccia, tra una risata e l'altra, la cruda verità che il lavoro per le donne è ancor oggi spesso un diritto negato, subordinato all'assunzione del modello maschile, quando non diventa una condanna a vita al sacrificio e all'infelicità per la pura sopravvivenza.

Da vedere. Ultima replica bolognese oggi, 14 aprile ore 20: 30 Teatro delle Moline . Biglietteria aperta mezz'ora prima della rappresentazione. Prevendita presso l'Arena del Sole  anche telefonicamente (11-14 e 16:30- 19) allo 0512910910.

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]