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Per il presidente dell’associazione delle vittime del 2 agosto 1980, l’installazione di luminarie di Luca Vitone che riprende i simboli massonici della P2 è un’opera molto valida che invita a ricordare i depistaggi della loggia massonica, ma forse necessita di una spiegazione per non dare luogo a fraintendimenti. Su Facebook, invece, un gruppo che vuole censurarla.

Le luminarie sopra il ponte di via Matteotti, quello della stazione, che ritraggono tre simboli della loggia massonica P2 fanno già discutere in città. Su Facebook è già nato un gruppo che ne chiede la rimozione, considerandolo un oltraggio alla città e non tenendo conto che l’opera “Souvenir d’Italie” dell’artista Luca Vitone (che abbiamo intervistato qui ), in realtà, è proprio una provocazione-denuncia contro i gruppi di potere che hanno condizionato la storia del nostro Paese, avendo responsabilità anche nella strage del 2 agosto 1980.

Tra i like “illustri” alla pagina censorea sul social network troviamo l’ex segretario della Cgil Danilo Gruppi, i democratici Davide Di Noi e Raffaella Santi Casali, l’ex assessore provinciale Gabriella Montera.
Chi invece ha capito lo spirito dell’opera è Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime della strage, che ritiene l’opera “concettualmente molto valida e funzionale alla memoria“. Anzi: “Non è un oltraggio alla città, semmai lo è a quei gruppi di potere che hanno condizionato il cambiamento in Italia”.

Bolognesi, però, comprende i rischi di fraintendimento dell’installazione: “Capiranno tutti il problema? Uno che vede questi simboli li vede come nuovi addobbi natalizi o capisce che è una critica alle responsabilità della P2?”.
Per il presidente dei famigliari, dunque, è necessario uno sforzo di spiegazione maggiore alla cittadinanza.
Il problema, per Bolognesi, potrebbe essere ovviato con spazi ed occasioni pubbliche, come interviste e articoli di giornali, che aiutino i cittadini a comprendere.