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Offrire un lavoro alle donne che hanno subito violenza per ottenere autonomia. È in questo modo che Camst, cooperativa che opera nel settore della ristorazione, celebra la Festa della Donna. Finora sei donne assunte.

Il lavoro che manca nella crisi economica, il lavoro come settore in cui si perpetrano le discriminazioni. Oppure il lavoro come strumento di riscatto ed autonomia per le donne che hanno subito violenza.
È in questa terza accezione di lavoro, quella più nobile, che si articola il progetto “È ora di cambiare tono“, promosso dalla cooperativa del settore della ristorazione Camst, in collaborazione con la Rete dei Centri Antiviolenza (Dire).
Il meccanismo è semplice quanto importante: offrire un lavoro alle donne che hanno subito violenza, in modo che possano ricominciare una vita ed emanciparsi.

“L’idea è nata dai nostri soci lavoratori – spiega Antonella Pasquariello, direttrice della comunicazione di Camst – Basti pensare che l’86% dei nostri dipendenti è donna, quindi quello della violenza di genere è un tema molto sentito”.
Le dipendenti hanno dato vita ad una raccolta fondi, che finora ha portato all’assunzione di sei donne vittime di violenza, attraverso un percorso intrapreso con Dire.
“Il progetto prosegue – precisa Pasquariello – per cui un primo bilancio lo avremo a fine anno”. Al di là dei numeri, però, l’idea potrebbe rappresentare un modello virtuoso ed estendibile.

Oltre alle assunzioni, il progetto prevede anche una campagna di sensibilizzazione e di informazione sul tema della violenza contro le donne, rivolta sia ai soci che ai clienti.
“In quanto cooperativa – sottolinea la direttrice della comunicazione di Camst – pensiamo che i nostri scopi sociali possano essere raggiunti coniugando l’imprenditorialità all’attenzione al sociale”.