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La riforma della National Security Agency, protagonista dello scandalo Datagate, è stata bloccata dal Senato americano. La norma in questione, detta “Usa Freedom Act”, prevedeva l’interruzione della raccolta automatica dei dati delle chiamate telefoniche degli americani. Votano contro quasi tutti i repubblicani.

Un nuovo schiaffo per Barack Obama, a sole due settimane dalle elezioni di medio termine che hanno visto i repubblicani impadronirsi del Senato e ottenere così il controllo del Congresso. Proprio il Senato americano, nella giornata di ieri, ha bloccato la riforma della Nsa, la National Security Agency, finita al centro dello scandalo Datagate in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden. E così la misura chiamata “USA Freedom Act”, che avrebbe messo fine alla raccolta automatica di dati delle chiamate telefoniche dei cittadini americani, non ha ottenuto il via libera per l’avvio della discussione: dei 60 voti necessari ne ha incassati solo 58, scontrandosi con il no dei repubblicani.

“È un duro colpo in primo luogo per i cittadini perché c’è ancora la possibilità per la Nsa di proseguire le sue tecniche di monitoraggio”, afferma Antonino Caffo, giornalista di Panorama e La Stampa e autore del libro “Edward Snowden – Un uomo solo al comando”. Le agenzie di sicurezza americane potranno così continuare a sorvegliare indiscriminatamente le telefonate dei suoi cittadini. La partita, però, non è finita. Il dibattito sulla riforma è rinviato al prossimo anno, quando scadranno diversi provvedimenti riguardanti il Patriot Act, tra cui soprattutto la Sezione 215. Si tratta di quell’atto che autorizza il governo, attraverso Nsa ed Fbi, ad espandere l’attività di spionaggio sulla vita quotidiana dei cittadini americani anche senza uno specifico sospetto di attività criminale.

La lotta al terrorismo, in nome della quale fu approvato il Patriot Act in seguito all’11 settembre, ha indubbiamente giocato un ruolo importante nella bocciatura della riforma al Senato, visto lo scenario mediorientale caratterizzato dall’espandersi dello Stato Islamico: “Il motivo principale per cui non si è votato prima è stato proprio l’evolversi della situazione in Medio Oriente con lo Stato Islamico – spiega Caffo – Le organizzazioni dell’intelligence sono ora impegnate su quel fronte. Il voto di ieri è molto legato a quella situazione, al di là dei giochi politici in Senato. È una presa di posizione degli Stati Uniti, che hanno necessità di proseguire il lavoro di intelligence per combattere l’Isis”.