La seconda edizione di ZeroArmi indaga sul rapporto tra banche italiane e industria della difesa. Il progetto è realizzato da Rete Italiana Pace e Disarmo in collaborazione con Fondazione Finanza Etica.
L’obiettivo è quello di aggiornare e ampliare i dati disponibili riguardanti il coinvolgimento delle maggiori banche italiane con il settore degli armamenti.
Il report realizzato si propone quindi come risposta a tutti i cittadini che si domandano se la propria banca sostenga o meno l’industria bellica e in che modo, considerando che quello delle armi è un settore a cui i governi europei, e non solo, dedicano sempre più risorse.

Banche e industria bellica: cosa emerge dal report

Nella ricerca vengono prese in considerazione 24 banche di cui sono stati esaminati 3 aspetti principali: partecipazioni azionarie in aziende belliche, finanziamenti ad esse e servizi finanziari collegati alla vendita di armi.
Grazie a questi criteri è stato stilato per ciascuna banca un punteggio che va da 0, coinvolgimento nullo, a 1, coinvolgimento pieno.

La maggior parte delle banche si colloca in una fascia di punteggio intermedio che significa, spiega il report, «un’esposizione al settore né occasionale né pienamente strutturata». BancaEtica risulta essere l’unico istituto con un punteggio pari a 0, mentre sono le banche di grandi dimensioni, come Deutsche Bank Italia e Santander Consumer Bank, ad avere un alto coinvolgimento nel settore militare.
«I diversi gradi di esposizione al settore dipendono dalla dimensione delle banche e soprattutto dal modello di business che queste adottano – spiega ai nostri microfoni Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica – Banche territoriali, più piccole e meno attive nell’ambito internazionale hanno un minor coinvolgimento»

Le fonti pubbliche necessarie per questa ricerca sono di difficile reperibilità. Il punto di partenza sono state le informazioni fornite dalla legge 185/90 sul commercio di armi, che mostra dati su operazioni autorizzate e soggetti finanziari coinvolti. Questa legge, peraltro, è oggetto di discussione da parte della maggioranza di governo che punta a una maggiore liberalizzazione nel settore e a meno controlli. Il Disegno di Legge, infatti, prevederebbe l’eliminazione della lista delle cosiddette “banche armate”, ossia l’elenco degli istituti di credito coinvolti in esportazioni di armi, rendendo così opache le operazioni.
Essenziale è stato inoltre il contatto diretto con gli istituti presi in esame che ha permesso di ottenere documentazioni aggiuntive e, per 16 delle banche contattate, anche discussioni sui dati raccolti.

Il rapporto mira quindi a rafforzare la trasparenza nel settore finanziario, fornendo informazioni e dati leggibili che altrimenti sarebbero scarsi e opachi.
Si tratta di una ricerca che può essere utile non solo ai risparmiatori, ma anche alle banche stesse, ci spiega Siliani, per «capire il proprio posizionamento nel mercato e garantire trasparenza, fondamentale nel settore bancario», mostrando in che modo vengono utilizzati i risparmi delle persone.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE SILIANI: