Organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, la quinta edizione della Slow Wine Fair pone l’attenzione sulla dimensione sociale della filiera vitivinicola e sul tema del vino giusto. Quando compriamo o valutiamo un vino per il suo essere “giusto”, dobbiamo comprendere che esso non è un semplice prodotto, ma si trasforma in un motore di inclusione e sviluppo sociale.
Dunque, il tema centrale di questa edizione è la giustizia sociale nel mondo del vino, con una particolare attenzione alla dimensione lavorativa. Infatti, nel settore agricolo, la piaga dello sfruttamento è purtroppo ancora diffusa. Gli obiettivi prefissati sono: rapporti di lavoro equi tra vitivinicoltori e dipendenti, un’occupazione che garantisca a tutti i lavoratori dignità, diritti e sicurezza, oltre a un compenso proporzionato alla quantità e qualità dell’attività svolta.
Slow Wine Fair, con altre realtà sindacali, associazioni del terzo settore che si occupano di accoglienza e inclusione e con i produttori, mette al centro del dibattito il lavoro, per denunciare tutte le forme di sfruttamento (che sia palese oppure occulto), promuovendo i diritti umani e schierandosi contro discriminazioni basate sul sesso, l’etnia, la nazionalità o sullo status giuridico.
Il caporalato e lo sfruttamento non sono problemi che riguardano solo alcune regioni d’Italia o alcune produzioni: purtroppo si trovano, in modo non sporadico, anche nei distretti di eccellenza dell’agroalimentare, vino compreso. Infatti, tra i mutamenti importanti che si sono registrati in questo secolo nel campo della viticoltura, c’è sicuramente il cambio della manodopera, dove forze lavoro locali e pensionati hanno lasciato spazio a lavoratori immigrati. Spesso con una vulnerabilità lavorativa e sociale (permessi di soggiorno brevi, scarsa conoscenza della lingua e dipendenza dagli intermediari) che li rende più facilmente ricattabili.
Le conferenze online di Slow Wine Fair 2026
Ad anticipare l’appuntamento in fiera, un ciclo di conferenze online accompagna il pubblico in un percorso di approfondimento sui valori del vino buono, pulito e giusto, affrontando in modo trasversale le dimensioni ambientali e sociali della produzione vitivinicola.
Si parte il 28 gennaio alle 18:00 con Il vino slow a 360 gradi, un incontro che spazia su più temi, dal rapporto tra vino e cambiamento climatico, passando poi all’importanza della fertilità del suolo, fino ad ampliare lo sguardo considerando tutta la filiera produttiv. A guidare i partecipanti in questo percorso, Adriano Zago, enologo, agronomo, fondatore di Cambium, azienda che supporta lo sviluppo delle attività biodinamiche, Marta Mendonca, Head Manager & Impact di Porto Protocol, rete globale di aziende e organizzazioni impegnata a condividere conoscenze e soluzioni pratiche per affrontare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità nel settore del vino, e Francesco Sottile, Vicepresidente di Slow Food Italia.
La seconda conferenza dal titolo Vino e giustizia sociale si terrà l’11 febbraio alle 18. L’evento sarà dedicato alla dimensione lavorativa nel mondo del vino. Intervengono sul tema Christian Buono di CoopEra, organizzazione della Catalogna che promuove il modello cooperativo come alternativa economica e sociale basata sui principi della cooperazione, della democrazia e della sostenibilità; Maria Panariello, dell’associazione Terra! Aps,impegnata a livello internazionale nella transizione verso sistemi alimentari basati su giustizia sociale e ambientale, e Francesco Pascale, della Cooperativa Terra Felix, che porta avanti la tradizione dell’Alberata d’Asprinio, Presidio Slow Food, sistema di coltivazione della vite tipico del paesaggio della zona tra Napoli e Caserta, l’agro aversano.
Le conferenze dell’evento
Durante i giorni dell’evento Slow Wine Fair propone quattro conferenze:
Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14, mette al centro il lavoro in vigna, spesso soggetto a forme di sfruttamento come il caporalato, dando voce alla esperienze che dimostrano come giustizia, diritti e inclusione possano diventare parte integrante della produzione vitivinicola. Ne parlano Irene de Barracuia, Advocacy and Communication officer di Lideres Campesinas, organizzazione statunitense che si dedica all’empowerment e alla difesa dei diritti delle donne migranti che lavorano in agricoltura; Maria Cristina Galeasso, coordinatrice di Accademia della Vigna, progetto che integra formazione, lavoro e responsabilità sociale per favorire opportunità di impiego etico e di qualità, Yvan Sagnet, Cavaliere del Lavoro, Presidente NOCap, associazione che promuove filiere etiche e sostenibili, condizioni di lavoro dignitose e rispetto dei diritti umani in agricoltura, e Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, autore di Uva nera, inchiesta sul caporalato nelle Langhe.
L’uva è donna, il 22 febbraio alle 16.30, accende i riflettori sul cambiamento in atto nel settore, valorizzando il contributo femminile e interrogandosi su nuove forme di leadership capaci di superare stereotipi e disuguaglianze. Partecipano Laura Donadoni, giornalista e scrittrice, autrice di Intrepide. Storie di donne, vino e libertà e di Basta una goccia. Storie di gastronome ribelli, Slow Food Editore, e Amelia Birch, sommelier e imprenditrice nel mondo del vino, nota soprattutto come fondatrice e proprietaria di Famelia, un wine bar e bottle shop situato a Sydney, dove si servono esclusivamente vini prodotti da donne, e Franca Miretti, produttrice di vino presso la Cantina del Pino a Barbaresco (Cn).
Giovani vignaioli, il 23 febbraio alle 14, propone un dialogo aperto tra il cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini con i giovani, condotto da Mario Marazziti, portavoce Comunità Sant’Egidio, per riflettere sul significato del “giusto” e sulla responsabilità di costruire comunità attente alla terra e alle persone.
Terre alte: quando il vino si fa comunità, il 24 febbraio alle 10, mostra come la viticoltura di montagna diventi presidio del paesaggio, strumento di rigenerazione dei territori e occasione di rinascita sociale ed economica per le comunità locali. Intervengono sul tema Donatella Murtas, direttrice di ITLA Italia Aps (International Terraced Landscapes Alliance Italia), Samuele Heydi Bonanini, referente del Presidio Slow Food dello Sciacchetrà, Claudio Zucchino, produttore di Jujuy, Argentina, parte della comunità di Enoturismo Sostenible de la Quebrada, azienda Viñas de Uquia, e Andrea Peradotto, azienda agricola Pian di Stintino, Tredozio.
Per ulteriori informazioni:
Consultare il sito web: https://slowinefair.slowfood.it/evento/







