Dal 22 al 24 febbraio i padiglioni di BolognaFiere ospitano la quinta edizione della Slow Wine Fair: oltre 1100 produttori selezionati da Slow Food, provenienti da tutta Italia e da 27 Paesi, tra i quali Messico, Bulgaria, Ucraina, Georgia, Giappone, Grecia e Argentina.
La “tre giorni” non sarà soltanto una fiera di esposizione e di degustazione. Slow Wine Fair si presenta infatti come uno spazio di riflessione politica, culturale e sociale attorno al vino: un settore che muove economia, territorio, lavoro e identità. Gran parte della manodopera nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, spesso extracomunitari. Un dato che apre questioni delicate: sfruttamento, caporalato, precarietà.
Il vino come fenomeno economico e sociale, e strumento di inclusione
Il focus sul vino come fenomeno economico sarà al centro della manifestazione. Il tema sarà affrontato nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere (22 febbraio, ore 14), dove si discuterà di dignità del lavoro e responsabilità della filiera.
Accanto alle criticità, emergono esperienze virtuose. Dalle Marche, la cantina Marotti Campi racconta una storia di continuità generazionale e di salari sopra la media, con un modello produttivo completamente verticale: dalla vigna all’imbottigliamento. Alle Cinque Terre, a Riomaggiore, il progetto dello Sciacchetrà del migrante dell’Azienda Agricola Possa ha recuperato un ettaro di terra a rischio frana, impiegando dieci ragazzi immigrati in modo continuativo. Un’azione che intreccia tutela del paesaggio, inserimento lavorativo e contrasto allo spopolamento. Il progetto sarà al centro della conferenza Terre Alte: quando il vino si fa comunità (24 febbraio, ore 11).
I produttori italiani: biodiversità e viticoltura naturale
Il cuore della Slow Wine Fair resta l’incontro diretto con i vignaioli ai banchi d’assaggio.
Dalla Sardegna arrivano i Garagisti di Sorgono, che lavorano per mantenere la biodiversità tra vigne, pascoli e boschi, immaginando una campagna dove la fauna – cinghiali esclusi – abbia il suo spazio nella fertilità del suolo.
Dalla Campania, Angelo Muto delle Cantine dell’Angelo parla di viticoltura come atto d’amore: osservare, studiare, intervenire solo quando necessario. Una produzione naturale che accompagna la vite senza forzarla.
Storie dal mondo: il vino fra territorio e comunità
A Slow Wine Fair ci sarà la possibilità di visitare oltre 150 cantine provenienti da tutto il mondo. Citiamo solo alcuni casi nei quali la produzione di vino si coniuga con meccanismi virtuosi in ambito ecologico e lavorativo.
In Ucraina, nella regione della Bessarabia, Kostiantyn Tintulov produce vini naturali con energia solare e minimo impiego di input chimici, condividendo pratiche di resilienza attraverso la Slow Wine Coalition.
In Argentina, nella Quebrada de Humahuaca, a quasi 2000 metri di altitudine, Claudio Zucchino lavora in uno dei vigneti più alti del mondo, unendo tutela degli ecosistemi fragili e sviluppo locale.
Dalla California arriva Líderes Campesinas, movimento che promuove i diritti delle donne migranti in agricoltura. Dall’Australia, Amelia Birch, fondatrice a Sydney di Famelia, wine bar dedicato esclusivamente a vini prodotti da donne, interverrà nella conferenza L’uva è donna (22 febbraio, ore 16.30).
La novità di quest’anno: le Annate Storiche
Novità 2026 è l’area Banca del Vino – Annate Storiche, che porta in degustazione etichette uscite dal commercio. L’esperienza nasce dalla Banca del Vino di Pollenzo, attiva da oltre vent’anni nella valorizzazione del tempo come elemento culturale.
«Chiedo sempre agli studenti quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare: le mani che si alzano sono pochissime», osserva Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Il tema del ricambio generazionale sarà al centro della chiacchierata dello stesso Petrini col cardinale Matteo Maria Zuppi (23 febbraio, ore 14).
La Slow Wine Fair 2026 si conferma così un appuntamento che unisce dimensione espositiva e dibattito pubblico, offrendo uno sguardo sul presente e sul futuro della produzione vitivinicola.
Ascolta l’intervista a Rossano Bozzi – Direttore Business Unit Bologna Fiere e a Gianfranco Gariglio di Slow Food Coalition







