“Per una scuola sostenibile, di qualità e libera dal burnout”. Non è solo il titolo di una proposta di legge depositata in Parlamento da un gruppo di insegnanti preoccupati per la sorte futura della loro professione, ma è anche l’obiettivo finale per cui la categoria sta lottando.
Teresa Roberta Russo, docente del comitato “Docenti Contro il Burnout” e coautrice del documento recepito dalle commissioni parlamentari a giugno, ha spiegato a Radio Città Fujiko il fenomeno del burnout e le conseguenze che comporta sul sistema educativo italiano.

«Il burnout è a tutti gli effetti una malattia che, a differenza dell’Italia, è già riconosciuta come tale in diversi paesi europei e che già gode di normative dedicate – sottolinea Russo – I sintomi più comuni sono manifestazioni di stati depressivi, disturbi oncologici, ansia, attacchi di panico e insonnia», spiega la professoressa.
Nello specifico, il burnout affligge i docenti italiani a causa «dell’alto grado di tossicità delle relazioni che possono svilupparsi nella nostra professione, sia con gli studenti che con i colleghi insegnanti, nonché al sovraccarico di responsabilità e burocrazia. Tutto questo avviene all’interno di un contesto lavorativo che offre poche tutele e diritti a favore del lavoratore, erose da vent’anni di riforme scolastiche non ottimali».

Il burnout dei docenti: una piaga non riconosciuta

Vittorio Lodolo d’Oria, cofirmatario del documento, rileva che il fenomeno «coinvolge in modo trasversale i docenti delle scuole di primo e di secondo grado, logorati del carico dei compiti che devono svolgere», specifica la docente. Inoltre, Russo descrive una situazione dove le difficoltà non provengono solo dal sistema verso i docenti, ma nascono anche dalla cultura lavorativa associata alla categoria.

Difatti, il burnout colpisce «almeno una volta il 90% dei docenti, ben il 40% di questi ricorre spesso al presenteismo, cioè si recano a scuola nonostante siano ammalati o debilitati. Il risultato più allarmante che abbiamo rilevato è il 35% degli insegnanti che sta pensando di abbandonare la scuola, mentre addirittura dieci insegnanti all’anno si tolgono la vita a causa del troppo stress».
Inoltre, «gli insegnanti sono sempre più anziani: più un docente invecchia, più cala l’interesse, la pazienza e l’energia nel gestire classi di venticinque e passa giovani alunni. Tutto ciò danneggia il benessere psicofisico del docente e a farne le spese è tutto il sistema scolastico», continua la docente.

Le proposte: pensionamenti più favorevoli e meno burocrazia a carico dei professori

Per ridurre il burnout, il gruppo di docenti depositari propone in primis un maggiore equilibrio dei poteri scolastici, con revisione della figura del dirigente scolastico, affinché il suo potere discrezionale sia limitato da meccanismi di controllo e di valutazione periodica.
Successivamente, si propone di ridurre il carico non didattico sui docenti, dunque meno burocrazia e un minor numero di alunni per classe attraverso maggiori assunzioni di personale amministrativo e tecnico. Infine, si legge che è cruciale agevolare percorsi di pensionamento e uscita più favorevoli e sostenibili, per ovviare all’usura che la professione comporta e per avviare il turnover volto a integrare insegnanti più giovani.

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