Attorno all’ipotesi di prorogare la presenza del rigassificatore a Piombino, in provincia di Livorno, si sta registrando un vero e proprio cortocircuito politico e istituzionale, con i soggetti che l’hanno autorizzato che ora non lo vogliono più e con differenti posizioni tra il livello locale e il livello nazionale all’interno dello stesso partito.
Le proteste prima dell’allestimento dell’infrastruttura energetica, autorizzata nel 2022, sembrano aver modificato gli orientamenti della politica, ma sia la destra che il centrosinistra sembrano agire più per opportunità che per dare rappresentanza alla contrarietà espressa dai cittadini.
Rigassificatore a Piombino: lo vuole il governo, non lo vuole nessuno in città e in regione
Il caso nasce alla fine del 2025, quando Snam ha depositato la richiesta di proroga dell’autorizzazione unica che consente la permanenza nel porto di Piombini della nave rigassificatrice Italis Lng (ex Golar Tundra). Operativo dal 2023, infatti, il rigassificatore vedrà scadere i propri termini di permanenza nel luglio prossimo.
A firmare l’autorizzazione, nel 2022, era stato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ora però manifesta una volontà diametralmente opposta.
«Chiederò un appuntamento al ministro Pichetto Fratin – ha dichiarato Giani – per precisare con lui l’opinione contraria della Regione e verificare fino in fondo qual è la posizione del Governo».
«La Toscana ha già dato – ha aggiunto il governatore – La banchina del porto di Piombino deve tornare a servire la reindustrializzazione e il polo siderurgico. È quindi opportuno che il Governo individui un altro sito».
Dello stesso avviso è il Partito Democratico, che in una nota ha ribadito che l’autorizzazione al rigassificatore «è temporanea, ha una durata di tre anni e deve essere rispettata. Non siamo disponibili ad alcun prolungamento della permanenza dell’impianto nel porto di Piombino. La richiesta di Snam è irricevibile e serve ora una presa di posizione rapida e ferma da parte del governo Meloni».
E proprio attorno alla posizione del partito di Meloni si registra un secondo cortocircuito. Il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, esponente di Fratelli d’Italia, è contrario dalla prima ora. Ma a livello nazionale, più precisamente nel governo, il suo partito spinge per la proroga.
La ragione è da ricercare anche nella difficoltà di spostare la nave in un altro porto. La Liguria ha escluso Vado Ligure, Gioia Tauro appare fuori gioco e replicare le infrastrutture realizzate a Piombino richiederebbe anni. Il Ministero però considera il rigassificatore strategico: nel 2025 ha coperto l’8% del fabbisogno nazionale di gas e resta centrale dopo lo stop alle forniture russe.
«Qui si fa il gioco delle tre carte – commenta ai nostri microfoni Fabrizio Callaioli, consigliere comunale a Piombini per Rifondazione Comunista – La destra e per certi aspetti anche il centrosinistra fanno i rivoluzionari a Piombino, perché la città non vuole il rigassificatore, però non aprono discussioni o contraddizioni coi propri partiti a livello nazionale».
In altre parole, la contrarietà espressa oggi sui territori da destra e centrosinistra riguarda più una questione di consenso date le forti proteste che si registrarono nel 2022 rispetto ad una reale valutazione di merito su un sistema che continua a sfruttare le fonti fossili.
Callaioli, poi, spiega anche le altre ragioni che, già dall’inizio, vedevano la contrarietà del suo partito e dei comitati contro il rigassificatore. «Un porto come quello di Piombino viene oppresso dalla presenza del rigassificatore perché impedisce lo sviluppo del porto – osserva il consigliere di Rifondazione – Poi è pericoloso, non ci sono precedenti di rigassificatori così vicini ad attività produttive, ad abitazioni, ai turisti. Poi è anche inquinante».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FABRIZIO CALLAIOLI:







