La dinamica di quanto accaduto al Tpo di Bologna ieri sera, martedì 27 gennaio, con l’annullamento del concerto della band americana Earth è piuttosto semplice: il frontman Dylan Carlson ha posto gli organizzatori di fronte alla scelta tra svolgere il concerto rimuovendo la bandiera della Palestina presente sul palco o tenere la bandiera e rinunciare al live.
«Tutto ciò è avvenuto pubblicamente – racconta ai nostri microfoni Silvio del Tpo – E noi abbiamo una storia da difendere. Per cui, d’accordo con tutte le parti, abbiamo deciso di annullare il concerto».
Il Tpo sceglie la Palestina e annulla il concerto degli Earth: un crowdfunding per il centro sociale
È così che la questione palestinese entra a gamba tesa anche nel mondo della musica a Bologna. E non è casuale che l’incidente sia avvenuto in un centro sociale, il Tpo, che da decenni fa militanza politica, anche a favore della Palestina.
«Inizialmente il frontman ci aveva detto di non voler essere associato a nessun simbolo e nessuna bandiera – racconta l’attivista – poi abbiamo scoperto che aveva problemi con quella bandiera, problemi personali e nemmeno condivisi da tutta la band».
Di qui la scelta clamorosa di annullare il live, nonostante la sala concerti del Tpo fosse già piena.
Silvio racconta che la scelta è stata sostenuta anche dalla comunità e dal pubblico, con molti presenti che hanno già manifestato l’intenzione di non chiedere il rimborso del prezzo del biglietto.
Nonostante il bel gesto, però, l’annullamento del concerto avrà un impatto economico, che gli attivisti del Tpo stimano intorno ai 5mila euro. È per questo che a breve verrà aperto un crowdfunding per coloro che vorranno dare una mano al centro sociale.
«Ogni gesto di rottura ha un impatto, che sia economico come quello dell’annullamento del concerto, che penale, come le denunce che stanno arrivando ai nostri attivisti per gli scioperi generali e le manifestazioni contro il genocidio a Gaza», racconta Silvio.
Dal Tpo, però, lanciano un appello che va oltre l’incidente di ieri sera. L’invito è rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici della musica, dello spettacolo e delle arti per prendere posizione, specie in un presente in cui avanzano nuove forme autoritarie.
Lo scorso week end lo stesso spazio di via Casarini aveva ospitato un’assemblea nazionale, intitolata “O re o libertà”, che ha radunato realtà di tutta Italia. E ha fissato anche un appuntamento per reagire a quanto sta accadendo: una grande manifestazione il prossimo 28 marzo.
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