Questo è un viaggio lungo quattro album, alla scoperta di un grande artista ambient che purtroppo ci ha lasciato nel 2021 per complicazioni dovute al Covid-19. Cesar Alexandre, in arte Mount Shrine, era originario di Rio De Janeiro, Brasile e la sua discografia si compone oltre che dei quattro dischi ufficiali per l’etichetta Cryochamber, anche di alcune uscite autoprodotte più un paio di raccolte di tracce uscite postume ed un album straordinario frutto della collaborazione con Alphaxone.
Winter restlessness (2018)
Il primo disco di Mount Shrine per Cryochamber è una bellissima rappresentazione dei tanti temi che andranno poi approfonditi dall’artista nelle uscite seguenti ma i cui semi erano già qui presenti. Trasmissioni radio che compaiono dall’oscurità, accordi di synth eterei che si appoggiano sulla base musicale come onde di un mare, altri synth come perturbazioni che delicatamente interrompono il calmo flusso. Tocchi sinistri come la luna piena che compare improvvisamente, lucida e brillante, nel cielo invernale. Accordi che accompagnano il lento scorrere delle atmosfere rarefatte e dei mutevoli e profondi bassi. E’ un album che funge da antidoto all’irrequietezza di momenti vissuti e come la neve d’inverno, stende il suo manto a coprire tutto con un’atmosfera ovattata. Varia dalle armonie più calde e rassicuranti fino a momenti più inquietanti, come un ritratto della stagione invernale.
Ghosts on broken pavement (2019)
Scariche elettrostatiche, comunicazioni distorte e il buio della notte che avvolge la città. Si apre così il secondo album uscito un anno dopo il primo. Qui il focus si sposta dalle atmosfere naturali di “Winter restlessness” ad ambientazioni prettamente urbane. Come una camminata per le vie della grigia periferia ad assaporare il contesto urbano, l’aria notturna e le automobili che sfrecciano lungo vie poco trafficate della città addormentata. Brevi loop che si ripetono come riflessi sfuggevoli di fari, brani come mini-composizioni atte a ritrarre specifici momenti e angoli della città. Pioggia ostinata nel suo battere sulle superfici esposte, field recordings che permeano profondamente le singole tracce, come una nuova forma di meditazione. Il secondo album è questo e tanto altro, per esempio qui si nota un’evoluzione nel design dei bassi che appaiono più a fuoco. Come a suggerire l’ordine imposto della società sulla natura selvaggia e caotica della prima uscita.
Shortwave ruins (2020)
Movimenti di synth sinistri sullo sfondo, loop di comunicazioni disturbate in primo piano, elementi che lentamente vengono alla luce. Come una vecchia radio abbandonata ancora in funzione nelle rovine di un castello medioevale in cima ad un monte. Ampi riverberi e delay si uniscono per creare grandi ambientazioni, synth stab che perforano il velo di oscurità. Cieli grigi e rumore di tuoni in lontananza, bassi pulsanti, fruscio di vinili e le onnipresenti trasmissioni radio. Qui i pezzi sono visti come un tutt’uno in cui i singoli suoni si incastrano con grande maestria e maturità nell’uso del mezzo. Questa è la descrizione della terza uscita di Mount Shrine sempre per l’etichetta Cryochamber.
All roads lead home (2022)
Frammenti, pulsazioni, sembra la fine di tutto e questo è tutto ciò che resta. Come un’eterna traccia del nostro passaggio dispersa nello spazio sotto forma di onde radio. Lenti accordi, gocce di synth che si perdono nel vuoto tra echi e riverberi, ultraterrene e delicate atmosfere arricchite da fields recordings. Questo è il quarto ed ultimo disco del nostro viaggio. In questo album la portata è cosmica, metafisica, come a sottolineare il grande mistero del passaggio dalla vita alla morte.
Alla fine tutte le strade portano a casa.
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