«Mi sembra evidente che ci troviamo davanti all’introduzione di leggi speciali e addirittura, per quanto riguarda il governo italiano, lo sdoganamento di uno strumento di guerra come il blocco navale». È così che Luca Casarini, uno dei fondatori di Mediterranea Saving Humans, commenta ai nostri microfoni gli ultimi provvedimenti in sede europea e in sede italiana in tema di immigrazione.
Ad appena un giorno dall’approvazione definitiva delle modifiche al regolamento sulle procedure d’asilo da parte del Parlamento europeo, infatti, il Consiglio dei ministri italiano ha licenziato il Ddl Immigrazione che contiene norme – come appunto il blocco navale – che rappresentano un’ulteriore stretta nei confronti di migranti e richiedenti asilo.

Cosa contiene il Ddl Immigrazione licenziato dal Cdm italiano

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, avviando così il percorso di adeguamento dell’ordinamento italiano alla nuova architettura normativa dell’Unione europea in materia. Una normativa che, dati gli equilibri europei, si sposta ancora più a destra, picconando sensibilmente il diritto d’asilo.
Il testo del ddl italiano, articolato in diciotto articoli, interviene su temi come le procedure di asilo, la gestione della migrazione, i rimpatri alla frontiera, la gestione delle crisi e dei casi di forza maggiore e gli accertamenti alle frontiere esterne.

Nello specifico, il ddl introduce strumenti che ampliano i poteri di intervento dello Stato, in particolare con il pretesto della sicurezza e del controllo delle frontiere marittime.
Tra le novità più rilevanti figura il cosiddetto blocco navale, cioè la possibilità di disporre l’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. La misura può essere adottata per un periodo iniziale di trenta giorni, prorogabile fino a un massimo complessivo di sei mesi. Le ipotesi contemplate includono il rischio concreto di atti terroristici o infiltrazioni, una pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini, emergenze sanitarie di rilievo internazionale e lo svolgimento di eventi di alto livello che richiedano dispositivi straordinari di sicurezza.

Nel caso di imbarcazioni sottoposte a interdizione, il provvedimento prevede la possibilità di condurre i migranti a bordo anche in Paesi terzi con i quali l’Italia abbia stipulato accordi o intese per assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate, dove operino organizzazioni internazionali specializzate, anche ai fini del rimpatrio. In altri termini torna in auge, anche rafforzato dalle modifiche europee, il “modello Albania”.
La violazione delle disposizioni comporta sanzioni, che arrivano a 50mila euro, allo scopo di rafforzare gli strumenti di deterrenza.

Il disegno di legge interviene inoltre sul versante delle espulsioni, ampliando i casi in cui il giudice può disporre, con sentenza di condanna per gravi reati, l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino dell’Unione europea. Tra i reati indicati figurano la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, la resistenza, le condotte contro corpi politici, amministrativi o giudiziari, nonché delitti contro l’ordine pubblico, la famiglia, la persona e il patrimonio.
È prevista l’espulsione anche in caso di partecipazione a rivolte durante il trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio o nei punti di crisi, quando siano commessi atti di violenza, minaccia o resistenza da parte di tre o più persone riunite, così come per reati con violenza alle persone o alle cose connessi al periodo di trattenimento.

Un capitolo significativo riguarda la protezione complementare. Il ddl precisa i criteri applicativi del principio del rispetto della vita privata e familiare sancito dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Vengono così dettagliati gli elementi che l’autorità dovrà valutare ai fini del riconoscimento della protezione e del rilascio del permesso di soggiorno: la natura e l’effettività dei vincoli familiari, l’integrazione sociale e culturale in Italia, il rispetto delle regole fondamentali dello Stato, la durata del soggiorno e i legami con il Paese di origine. In altre parole, vengono aggiunti ulteriori requisiti per ottenere quel tipo di protezione.

La norma introduce parametri come un soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza certificata della lingua italiana non inferiore al livello B1, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e un reddito adeguato, analogo a quello richiesto per il ricongiungimento familiare.
Resta tuttavia fermo il principio di proporzionalità: la domanda può essere rigettata qualora lo straniero rappresenti una minaccia per l’ordine o la sicurezza pubblica, per la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con cui l’Italia abbia accordi di libera circolazione.

La legislazione europea sui migranti va a destra, verso la remigrazione

Per Casarini il quadro che emerge dalla nuova legislazione in tema di migrazioni è tipico di uno stato di eccezione, con la messa in discussione della Convenzione di Amburgo per il soccorso in mare e della Convenzione di Ginevra per ciò che riguarda il diritto d’asilo.
Anzi, per l’attivista ciò che sta accadendo è che le istituzioni europee si stanno muovendo verso la “remigrazione”, il cavallo di battaglia dell’estrema destra, suprematista e sovranista. «Non è la prima volta che vediamo formazioni politiche e istituzionali che vorrebbero proporsi come alternative all’estrema destra, ma poi praticano politiche di destra per presentarsi come competitor alle elezioni», sottolinea Casarini. Il risultato è il reinserimento di strumenti come esternalizzazione delle frontiere, e in questo caso anche dei centri detenzione amministrativa, respingimenti di massa e deportazioni, riduzione del diritto d’asilo.

Tuttavia il fondatore di Mediterranea è abbastanza ottimista sul piano giuridico. «Le convenzioni internazionali hanno un rango costituzionale, quindi superiore a livello gerarchico delle leggi ordinarie – sottolinea l’attivista – Quindi dovremo tutti insieme trovare il modo di disobbedire a quest’idea necrofila che vede il Mediterraneo come la fossa comune dei migranti».
In particolare, per Casarini vanno aumentate le navi che effettuano ricerca e soccorso in mare, come accaduto dopo il 2018 e la politica dei porti chiusi, ma al tempo stesso va costruito un grande movimento di terra, a sostegno anche di chi opera in mare.

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