L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato in via definitiva nella serata di ieri la legge sugli affitti brevi, una legge regionale che ha lo scopo di intervenire sugli squilibri prodotti in diverse città nel mercato immobiliare della locazione.
Approvata dalla maggioranza con il voto contrario del centrodestra, la legge ha la caratteristica di non imporre obblighi, ma di mettere nelle mani dei Comuni la possibilità di regolamentare e pianificare, zona per zona e quartiere per quartiere, la quantità di alloggi destinati all’affitto breve turistico e quelli tradizionali.
L’assessore Paglia racconta la legge regionale sugli affitti brevi dell’Emilia-Romagna
«Noi siamo partiti dal presupposto che il territorio dell’Emilia-Romagna sia molto vasto e differenziato – spiega ai nostri microfoni l’assessore regionale Giovanni Paglia – Non si poteva certo imporre uno standard comune a una città come Bologna e a un piccolo paesino dell’entroterra reggiano oppure alla costa, che ha un’economia ed esigenze differenti».
È per questa ragione che si è scelto l’approccio urbanistico che dà la facoltà alle Amministrazioni locali per intervenire se e dove c’è bisogno. «Prima – sottolinea Paglia – in assenza di una legge primaria, chi voleva intervenire per via amministrativa rischiava di essere subissato di ricorsi al Tar».
Nonostante il voto contrario del centrodestra, l’approccio basato sull’urbanistica e sul governo del territorio ha già ottenuto un avvallo della Corte Costituzionale, in particolare per ciò che riguarda la legge regionale della Toscana.
«Credo che ci sia un elemento da un lato di ignoranza e dall’altro di opportunismo sbagliato da parte del governo – commenta l’assessore dell’Emilia-Romagna – Il Titolo V della Costituzione è in vigore ormai da più di vent’anni e dice chiaramente che esistono materie concorrenti e materie esclusive delle Regioni. Quando ci si muove nell’ambito del turismo e del governo del territorio le Regioni hanno potestà legislativa piena. Quindi non si trattava di capire se le leggi sono in linea con quello che pensa il governo nazionale, ma se si muovono nell’alveo di attribuzione di quello che la Costituzione determina per le Regioni».
Ora che anche l’Emilia-Romagna ha una legge regionale, c’è ancora la necessità di una normativa nazionale per regolamentare il settore? Secondo Paglia sì, in particolare per due aspetti. Da un lato, infatti, c’è la questione fiscale dei profitti derivanti dagli affitti brevi turistici. «Un tema su cui il governo si è mosso, ma molto debolmente dal mio punto di vista», osserva l’assessore.
Dall’altro lato servirebbe una normativa che distingua tra chi mette in affitto sostanzialmente la propria casa e chi invece possiede molti immobili e porta avanti l’attività in modo professionale.
Nello specifico di quest’ultimo tema, la legge dell’Emilia-Romagna esclude tutta una serie di soggetti che rispondono allo spirito originario della sharing economy. «Se vado in Erasmus per sei mesi e voglio affittare per brevi periodi casa mia posso farlo – esemplifica Paglia – così come se ho una stanza all’interno della mia casa posso anche affittarla per brevi periodi, la legge lascia fuori queste casistiche».
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