Partiamo dalla domanda di base: cos’è una mappa concettuale? Si tratta di un metodo di studio, inventato da Novak negli anni Sessanta, che consiste nella rappresentazione grafica delle relazioni tra i diversi concetti che fanno parte di un certo tema.
Rappresentando l’argomento sotto forma di grafico, le mappe consentono di sviscerare l’argomento stesso distribuendolo tra sotto-argomenti correlati tra loro secondo dei nessi logici.
Quando di un determinato argomento si realizza una mappa concettuale, la mente si attiva per destrutturare il tema e comprendere le relazioni casuali e gerarchiche tra tutti gli aspetti che lo determinano. Per tale motivo, le mappe concettuali sono di estrema utilità sia per una comprensione approfondita del testo sia per la memorizzazione dell’argomento, ma con alcuni limiti come vedremo più avanti.
Come si fanno le mappe concettuali?
Per costruire una mappa concettuale occorre partire da un argomento principale, che diventerà l’argomento della mappa. Il tema centrale verrà scritto al centro del foglio o nella parte più alta, dandogli risalto grazie alla scelta di caratteri di dimensione maggiore o di un colore diverso rispetto a quelli che andremo a utilizzare per le altre sezioni della mappa.
A questo punto, occorre individuare i sotto-argomenti e disporli in ordine gerarchico. Si potrà, ad esempio, buttare giù una lista e poi ragionare sulle concatenazioni gerarchiche. A quel punto, nella mappa concettuale bisognerà disporre i sotto-argomenti mostrando la relazione con l’argomento principale, al quale saranno collegati con una freccia. Sulla freccia bisognerà scrivere la “parola legame”, ovvero la parola chiave che spiega cosa lega quel “nodo concettuale” all’argomento principale. Ogni nodo potrà poi contenere dei sotto-argomenti correlati, che saranno perciò disposti su un livello più basso, sempre secondo la logica del collegamento visualizzato attraverso frecce e parole legame.
Per ogni nodo concettuale, si potrà scrivere un piccolo testo, anche sotto forma di punto elenco, che dia qualche dettaglio in più sull’argomento stesso. Inoltre si potranno utilizzare piccoli elementi grafici semplici da abbinare ai vari nodi concettuali. Come dicevamo, l’utilizzo del colore è essenziale, per cui si potranno ad esempio usare colori diversi per tutti i nodi di primo livello, oppure differenziare solo nodi di primo e nodi di secondo livello. L’importante è che la mappa concettuale sia sufficientemente chiara e che salti all’occhio così da facilitare la memorizzazione.
Mappe concettuali: quando sì, quando no
Per la capacità di dare forma grafica a un argomento, le mappe concettuali sono molto utili a facilitare la comprensione profonda dell’argomento stesso. Stimolano infatti la riflessione, inducendo a scomporre un argomento nei suoi nodi e nessi logici, e quindi obbligando a capirlo a fondo. Per questo motivo, aiutano anche a sviluppare le capacità metacognitive, oltre che quelle cognitive tout court, motivo per cui sono uno strumento molto utilizzato in ambito di tutoring con bambini con un disturbo specifico dell’apprendimento o con difficoltà di apprendimento scolastico.
Creare delle mappe concettuali significa infatti anche acquisire un metodo di studio, oltre che studiare e basta.
Una volta pronto lo schema, esse sono inoltre molto utili sia per memorizzare (questo grazie alla forma semplificata a cui viene ridotta l’informazione e grazie all’utilizzo di colori e immagini) che per ripassare (grazie alla presenza dei soli concetti chiave che possono portare alla memoria argomenti più complessi già acquisiti in passato).
Si rivelano invece meno utili quando l’argomento da studiare è prettamente mnemonico e molto elaborato, sia perché richiederebbe una grande mole di lavoro preparare mappe così estese, sia perché alla fine la memorizzazione non potrebbe basarsi solo sulla visualizzazione dei nessi logici, ma dovrebbe essere squisitamente mnemonica. Immaginiamo ad esempio di dover mandare giù una serie di poesie: vedersele distribuite su una mappa ordinata, ad esempio, in base alla corrente poetica degli autori non aiuterebbe a memorizzare i versi, per cui si finirebbe per fare uno sforzo inutile nella realizzazione della mappa.
Conclusioni
Per concludere, le mappe concettuali sono uno strumento eccellente per sviluppare un metodo di studio e aumentare la consapevolezza di sé mentre si studia. Esse sono inoltre perfette quando, prima ancora di mandare giù a memoria dei dati, bisogna comprenderli nella loro logica causale. Chi ha una memoria visiva molto sviluppata, inoltre, trarrà giovamento da questo tipo di strumento, perché la disposizione spaziale ordinata in modo gerarchico e l’uso del colore faciliteranno nel compito di fissare bene i concetti.
Nella scuola primaria e secondaria, nonché in presenza di DSA, le mappe concettuali sono uno strumento ottimale, perché migliorano i tempi attentivi e consolidano l’efficacia del metodo di studio (in alcuni casi creandolo da zero).
Se tuttavia la mole di argomenti da memorizzare è molto vasta, le mappe concettuali rischiano di diventare un boomerang, un passaggio inutile che rallenta il processo di studio e che non comporta nulla sul piano della facilitazione della memorizzazione. Anche scegliere quando utilizzarle e quando no è indice di maturità e di un metodo di studio ormai acquisito.







