A pochi giorni dall’udienza chiave davanti al giudice per le indagini preliminari di Roma, che rischiava di portare all’archiviazione, il caso sulla strage di Ustica registra una svolta improvvisa e clamorosa. Con una nota inviata lo scorso 21 settembre alla Farnesina, l’ambasciata francese ha espresso la totale disponibilità di Parigi ad aprire i propri archivi per fare luce sul dramma del 27 giugno 1980, costato la vita a 81 persone.
La svolta su Ustica: stop all’archiviazione, la Francia decide di collaborare
L’apertura d’Oltralpe comporterà il trasferimento a Roma di un’ampia documentazione del ministero della Difesa francese, inerente a una finestra temporale compresa tra il 1981 e i primi anni Novanta. Le autorità straniere si sono inoltre dette pronte a soddisfare eventuali ulteriori richieste che dovessero giungere dalla magistratura italiana.
Il materiale, che riguarda la reale posizione della flotta transalpina nel Mediterraneo e i rilevamenti radar della notte del disastro, consentirà di ricostruire dettagli cruciali finora rimasti nell’ombra.
Di fronte a queste nuove prospettive, la Procura di Roma si appresta a ritirare la richiesta di archiviazione dei due procedimenti ancora aperti contro ignoti. L’incartamento trasmesso dal governo verrà depositato dal procuratore Francesco Lo Voi al gip, segnando lo stop alla chiusura dei fascicoli originati sia dalle storiche dichiarazioni di Francesco Cossiga sia dai successivi esposti sull’abbattimento del Dc-9 Itavia.
Per i pm romani, l’ipotesi di un’esplosione interna rimane esclusa, consolidando lo scenario già al centro di una sentenza campale, quella di un tragico coinvolgimento del volo civile in un combattimento nei cieli del Tirreno.
L’iniziativa diplomatica arriva dopo anni di pesanti ricostruzioni e sollecitazioni politiche. L’ex premier Giuliano Amato aveva addossato la responsabilità dell’abbattimento all’aviazione francese nell’ambito di un’operazione mirata contro il leader libico Muammar Gheddafi. Nel contempo, l’Associazione dei Parenti delle Vittime, guidata da Daria Bonfietti, chiedeva con fermezza che non calasse il sipario sulle indagini e che la diplomazia si muovesse nei confronti dei paesi stranieri coinvolti.
Il mutato orientamento del governo italiano, con l’opposizione all’archiviazione formale da parte dell’Avvocatura dello Stato su input della Presidenza del Consiglio, ha impresso una scossa decisiva all’iter diplomatico e giudiziario.
Resta tuttavia un velo di prudenza tra i legali delle vittime. L’avvocato Alessandro Gamberini evidenzia come, dopo un quarantennio di reticenze e silenzi, una svolta di questo tipo debba essere letta attraverso precise motivazioni politiche, le cui reali conseguenze si potranno valutare solo dopo l’esame effettivo delle carte in arrivo da Parigi.
I 46 anni di bugie della Francia e dell’Italia
In Italia, le autorità hanno tentato per anni di deviare le indagini. Inizialmente si impose la tesi del cedimento strutturale — smentita dai periti e persino dal ministro dei Trasporti Formica già nel dicembre 1980 —, arrivando a far fallire ingiustamente la compagnia Itavia. Successivamente fu promossa la pista della bomba a bordo, sostenuta da periti vicini all’Aeronautica Militare per proteggere i vertici militari e coprire l’operazione di guerra occulta. A ciò si sono aggiunti la sparizione o distruzione di quasi tutti i tracciati radar, la fabbricazione di false rivendicazioni e oltre dieci morti sospette collegate al caso.
Sul versante francese, Parigi ha negato per decenni qualsiasi attività nei cieli del Tirreno la notte della strage. Le autorità transalpine sostennero che la base di Solenzara in Corsica fosse chiusa dalle 14:30 e che la portaerei Foch fosse ferma in cantiere. Entrambe si rivelarono menzogne: un generale dei Carabinieri in vacanza registrò un continuo viavai di caccia dalla base, mentre la portaerei si trovava in realtà in mare. Un muro di reticenza e risposte false eretto per coprire le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, scalfito solo a distanza di decenni.
Ustica, potrebbe essere comunque una «svolta epocale»
Benché è improbabile pensare che la mossa francese porterà ad un’ammissione di responsabilità sulla strage, per lo storico Luca Alessandrini la notizia della disponibilità a collaborare rappresenta comunque «una svolta epocale». Alessandrini, autore di due libri sulla strage di Ustica (“1980: l’anno di Ustica”, 2020 e “Ustica e gli anni Ottanta”, 2023), sottolinea come l’inchiesta sulla strage nei cieli del Tirreno sia stata storicamente ostacolata da pesanti depistaggi italiani e dall’omertà internazionale.
L’improvviso cambio di rotta di Parigi, però, potrebbe contribuire ad aggiungere tasselli nella ricostruzione della verità e ad escludere definitivamente le ipotesi alternative che ancora circolano in Italia.
Lo storico ricorda che la celebre sentenza-ordinanza del 1999 del giudice Rosario Priore si basò sull’analisi di un solo tracciato dei voli sopravvissuto agli insabbiamenti e alla distruzione. La consegna di nuovi tracciati radar o documenti inediti permetterebbe di spazzare via definitivamente le teorie negazioniste e di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’attacco, fornendo elementi chiave a una verità giudiziaria a lungo negata.
Quando a possibili intenti politici dietro alla svolta, secondo Alessandrini potrebbero derivare da nuove dinamiche di cooperazione diplomatica con il governo italiano o da un cambio di stagione politica interna alla Francia.
ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA ALESSANDRINI:







