In questa puntata di “IndiChe?”, la rubrica di “Vieni avanti creativo” che si interroga su cosa significa essere indipendenti, è intervenuta la scrittrice Serena Scandellari. “Essere indipendenti significa godere di una libertà totale di movimento, di pensiero e di azione”.

Serena, ti consideri indipendente?
“Intanto io faccio diversi lavori. Andando in ordine, il primo è la mia associazione culturale, Canto 31, che gestisco insieme al mio socio Claudio, e lì posso dire di considerarmi molto indipendente. Ci siamo fatti da soli, siamo nati da un’idea e stiamo lavorando ormai da tre anni sul territorio bolognese. Facciamo corsi di scrittura creativa e varie attività sempre inerenti alla scrittura e all’enogastronomia. Siamo indipendenti anche perché non abbiamo né fondi né sovvenzioni. La mia seconda attività è invece quella di scrittrice, e non so se si può definire indipendente. Certo, io pubblico con piccoli editori e questo rende tutto un po’ più impervio rispetto a un grande editore che ti spiana strade. In questo senso un po’ di indipendenza c’è”.

Quali sono i pro e contro dell’essere indipendente?
“Il pro assoluto è la libertà. Libertà totale di movimento, di pensiero e di azione, che sono i principi base su cui fondo tutto quello che faccio. Avere un “capo” è qualcosa che mi ha sempre fatto sentire stretta, quindi ho preferito altre vie. I contro sono che spesso i risultati stentano ad arrivare, si fa più fatica, si è un po’ da soli, però quando poi arrivano ne vale molto di più la pena. Quando hai fatto una certa strada, che sia con l’associazione culturale o con i libri nel mio caso, e vedi quel pezzettino – anche corto – dal quale sei partito e al quale sei arrivato, quel segmento è tutto tuo, l’hai fatto tu, ed è roba che ti appartiene”.

Ci sono gli strumenti e gli spazi in Italia per una scelta di indipendenza?
“No, l’Italia credo sia il peggior scenario possibile in questo momento. O meglio: di spazi di indipendenza per il singolo individuo creativo ce ne sono a volontà, dal momento che tutte le istituzioni ci hanno abbandonato e la situazione del tessuto socio-economico è devastante. Quindi quelli che si salvano hanno carta bianca, perché devono inventarsi tutto da capo e per questo può essere un terreno fertile”.

È possibile fare dello scrivere un mestiere indipendente?
“Sì sì certo, tutto è possibile. È chiaro che se non sei supportato dai grandi nomi, che sono quelli che decidono la distribuzione e il marketing nazionale, probabilmente non arriverai molto lontano a meno che tu non riesca a creare un caso attorno a te stesso e alle tue opere. Però al giorno d’oggi, con i social e con mezzi di comunicazione trasversali, forse si può arrivare un po’ più lontano rispetto a qualche tempo fa”.

Ascolta l’intervista: