Gaza, Libano, Yemen, Siria, Iraq e ora anche Iran. Sono ben sei i fronti bellici aperti da Israele in questo momento, l’ultimo dei quali – quello con Teheran – è però il più pericoloso perché potrebbe allargarsi anche oltre la regione.
Il governo di Netanyahu sembra contemplare la guerra come unica politica internazionale e ciò avviene con il sostanziale beneplacido del principale alleato, gli Stati Uniti di Donald Trump, che hanno fornito F35 per attaccare Teheran nonostante le dichiarazioni di non coinvolgimento nel conflitto.

La guerra Israele-Iran e gli obiettivi di Netanyahu

L’attacco contro l’Iran cominciato da Israele lo scorso 13 giugno, però, ha qualcosa di diverso rispetto agli episodi precedenti dell’anno scorso, tra cui quello eclatante dell’esplosione dei cercapersone libanesi. I raid israeliani sono più estesi e profondi e, oltre ad aver colpito basi missilistiche e centrali nucleari, hanno già ucciso i leader dei servizi e dell’esercito iraniano.
«Trump ha chiesto a Netanyahu di non arrivare al livello politico, cioè non arrivare a uccidere la guida suprema Khamenei – osserva ai nostri microfoni Giuseppe Acconcia, docente di Geopolitica del Medio Oriente all’Università di Padova – Vedremo se questa richiesta verrà rispettata».

È lo stesso Acconcia a elencare quelli che sono gli obiettivi di Israele in questa nuova e pericolosa guerra. In particolare, l’obiettivo sembra triplice: affossare le trattative per un nuovo accordo sul nucleare iraniano, abbattere il regime di Teheran e tutti i suoi sostenitori nell’area e oscurare completamente il genocidio a Gaza.
L’allarme per un attacco israeliano all’Iran, in particolare, lo avevano lanciato i servizi segreti statunitensi circa tre settimane fa. L’obiettivo, allora, sembrava essere quello di ostacolare i negoziati per il nucleare iraniano, ripresi dopo l’uscita unilaterale dall’accordo di Trump nel 2018. Teheran non è mai stato sul punto di realizzare una propria atomica, ma per Israele non bastava.

Il secondo punto, cioè l’abbattimento del regime iraniano, è ciò che la stampa occidentale sta evocando in queste ore, anche per dare una giustificazione all’aggressione militare di Netanyahu. In realtà Israele da tempo elimina sistematicamente tutti i sostenitori dell’Iran, siano essi esponenti libanesi di Hezbollah, capi di Hamas o altre figure ancora, quelle del cosiddetto “Asse della Resistenza”.
«A questo punto gli iraniani dovrebbero scendere in piazza – osserva Acconcia – perché coloro che hanno animato il movimento Donna, vita, libertà in seguito all’uccisione di Mahsa Amini non vogliono che il cambio del regime avvenga in questo modo».

Il terzo e non secondario obiettivo è l’oscuramento del genocidio a Gaza. Israele negli ultimi giorni era sempre più al centro delle pressioni internazionali, sia quelle dei governi che timidamente e tardivamente ne stavano prendendo le distanze, sia quelle dal basso con la Freedom Flottilla e la March to Gaza bloccata in Egitto.
«Solo la fine del conflitto israelo palestinese può portare la pace in Medio Oriente – conclude Acconcia – Tutto il resto è solo l’aggressività intollerabile di Israele, che non vuole negoziare coi palestinesi e con gli altri Paesi della regione la sua presenza in Medio Oriente, ma vuole solo fare la guerra, ha solo nella sua mente la logica della guerra».

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIUSEPPE ACCONCIA: