Tre giorni di forte vento, pioggia e grandi mareggiate, con onde fino ai 9 metri sulla costa e 16 metri al largo del Canale di Sicilia. E tanti danni. È questo il primo bilancio del ciclone Harry, che per tre giorni ha funestato tre regioni: Sicilia, Calabria e Sardegna.
Una dinamica non inusuale per il fenomeno atmosferico in questo periodo dell’anno, ma anomala è stata la sua intensità e ancora una volta la responsabilità è della crisi climatica, in particolare il surriscaldamento delle acque del mare.

L’intensità del ciclone Harry è stata maggiore a causa della crisi climatica

A raccontare ai nostri microfoni cosa è accaduto e perché è il meteorologo Federico Grazzini, esperto di fenomeni estremi. «Seppur non così frequente, la situazione meteorologica che ha portato alla formazione questo ciclone è comunque una situazione che accade nel periodo invernale e primaverile – spiega Grazzini – Si tratta della formazione di una zona di bassa pressione che si forma sul nord Africa e poi, attraverso il deserto algerino e la Tunisia, arriva sulle coste ioniche».
Il problema, però, sta nell’intensità aumentata di questi eventi. A parità di situazione meteorologica, infatti, il ciclone Harry ha avuto un’intensità molto più alta del normale, producendo gli effetti che abbiamo visto e per tre giorni di seguito.

«Questo ulteriore evento deve essere letto non come singolo, ma all’interno di quelli che abbiamo già visto in diverse parti del territorio, a partire dalle precipitazioni in Emilia-Romagna e altri fenomeni ancora», continua Grazzini.
In particolare, è la crisi climatica e il surriscaldamento globale la causa dell’aumento di intensità di questi fenomeni. Ancor più nello specifico, le ragioni stanno nelle temperature dei mari.
«Il mar Mediterraneo sta vivendo un’ondata di calore sostanzialmente continua dalla fine del 2022 ad oggi – osserva il meteorologo – La temperatura del mare si è scaldata anche in profondità e viene poi ceduta ai sistemi meteorologici quando questi si formano». Le conseguenze sono aumento delle precipitazioni, dell’intensità dei cicloni, del vento, del livello del mare e delle onde.

Grazzini però osserva ulteriori due elementi relativi al ciclone Harry. Il primo riguarda il sistema di previsione e di allerta, che ha funzionato ed ha portato ad evacuazioni preventive che hanno scongiurato vittime.
Per contro, però, l’informazione dei quotidiani è stata sporadica ed occasionale, perdendo l’opportunità di produrre conoscenza e coscienza su quello che è accaduto e sulle sue cause.

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