Bologna, 10 luglio 2026 – Presentazione fumetto “Come alla radio” e mostra “Uniti per Handala”, con il concerto di Giulio Capurso.

Venerdì prossimo, i 300 scalini di via di Casaglia 45 ospiteranno la festa della radio unendo il mondo del baloon, memoria storica e musica sperimentale: la presentazione del fumetto “Come alla radio” (per i 50 anni di Radio Città Fujiko) e della mostra “Uniti per Handala“, omaggio al vignettista palestinese Naji Al-Ali, seguito dal concerto jazz di Giulio Capurso con la sua chitarra-pianoforte a 14 corde.

La mostra “Uniti per Handala”, fumetto come la resistenza collettiva

La mostra “Uniti per Handala” presentata alle ore 20.00 dal presidente della radio Alfredo Pasquali è un progetto corale nato dalla penna di Francesca Ghermandi e dalla redazione di Eris Edizioni, che ha coinvolto oltre 80 fumettisti italiani (tra cui Vauro, Silver, Davide Toffolo, Altan) per ridisegnare i propri personaggi nella postura iconica di Handala: il bambino di spalle, scalzo e con le mani incrociate, simbolo della resistenza palestinese. Creato da Naji Al-Ali (ucciso a Londra nel 1987), rappresenta l’orrore e la speranza di un popolo in esilio. Naji Ali, con il suo inchiostro, in oltre 40mila vignette, ha raccontato l’orrore, la resistenza e la sofferenza del popolo palestinese.

Handala, un bambino sempre di spalle con le mani incrociate dietro la schiena, è diventato la sua firma. Un bambino scalzo e vestito di stracci, spettatore di una guerra lunga oltre 60 anni. Nessuno conosce il volto di Handala, erba amara, il suo viso sarà “rivelato solo quando i rifugiati palestinesi torneranno in patria”. Grafite al servizio del popolo.

Dopo il 7 ottobre 2023, durante l’edizione di Lucca Comics disertata da alcuni autori per protesta contro l’organizzazione, accusata di mantenere rapporti con società israeliane, la redazione di Eris Edizioni in un post aveva confermato la sua partecipazione al festival del fumetto, manifestando però la sua vicinanza ai civili palestinesi. “Uniti a Handala” è diventata così una pagina corale, pubblicata su giornali, e in seguito una mostra itinerante che abbiamo il piacere di presentare.

“Come alla radio”, il fumetto sui 50 anni di Radio Città Fujiko

Radio Città Fujiko celebra i 50 anni con un fumetto, un dialogo tra due media (radio e fumetto) e due linguaggi che condividono pratiche di libertà. “Come alla radio” è il titolo del fumetto sulla storia di Radio Città Fujiko. Un’opera molto particolare non solo per i suoi contenuti, ma anche per la sua genesi. Antonella Selva, che ha coordinato un laboratorio collettivo da cui è appunto nato il fumetto, in collaborazione con il Crap (Comitato Ricerche Associazione Pionieri): «Come alla radio è un fumetto collettivo, realizzato da 11 giovani disegnatori, molti dei quali alla prima esperienza» – racconta Selva ai nostri microfoni – «Siamo partiti realizzando interviste ai protagonisti della radio, che ci hanno raccontato alcune, ovviamente una minuscola parte, delle storie attorno alla radio. Poi il canovaccio è stato messo insieme da Alfredo Pasquali, presidente della radio, e noi abbiamo affinato ancora di più la sceneggiatura».

“Come alla Radio”: le storie

Il risultato è una graphic novel che racconta, senza pretesa di esaustività, undici storie lungo i cinquant’anni di Radio Città Fujiko, ciascuna delle quali disegnata da un partecipante al laboratorio diverso. Dalla partecipazione dell’emittente bolognese (all’epoca ancora divisa in due diverse emittenti) a Radio Gap durante il G8 di Genova del 2001 alla solidarietà verso i migranti bloccati a Ventimiglia nel 2016, dalle battaglie contro le guerre al movimento musicale e politico delle Arti Interrotte. Tutte vicende in cui Radio Città Fujiko non ha solo avuto un ruolo di racconto, ma che l’hanno vista protagonista attiva.

Ciò che emerge dal fumetto è un racconto sulle trasformazioni sociali, culturali e politiche degli ultimi cinquant’anni che hanno la radio sullo sfondo.
Ognuna delle undici storie è disegnata da una mano diversa e il risultato è che «ogni poche pagina cambia lo stile». Questo è il marchio di fabbrica dei fumetti nati dai laboratori collettivi curati dall’illustratrice, come anche il precedente “Volando basso”, che raccontava il rione Pescarola di Bologna.

«Credo che non esista in Italia, a meno che non si tratti di antologie o collettanee, un fumetto che racconti una storia organica con stili diversi. E ciò potrebbe essere anche un modo per rendere le diverse sensibilità che attraversano una radio comunitaria come Radio Città Fujiko». Alle ore 21.00 sarà presentato dal direttore della radio Alessando Canella.

Giulio Capurso: jazz come innovazione

A chiudere la serata alle ore 22.00, la musica di Giulio Capurso, musicista bolognese che ha ridefinito i confini degli strumenti a corda. Con la sua chitarra-pianoforte a 14 corde (progettata in collaborazione con il liutaio Luca Stanzani).

Capurso si esibisce come una “One Man Band”, gestendo basso, armonia, melodia e ritmo in tempo reale, senza l’ausilio di looper. Il suo sound, che spazia dal jazz al blues con un’estensione di 8 ottave (pari a quella di un pianoforte) e un sistema di percussioni a pedale, la sua tecnica — un ibrido tra tapping a due mani finger-picking — gli permette di gestire simultaneamente basso, armonia, melodia e ritmo in un’unica performance dal vivo, senza l’ausilio di looper o basi preregistrate.

Dal prestigioso Teatro Ariston (Premio Tenco) a palchi internazionali come l’Harlem Jazz Club di Barcellona, il Posidonia Green Festival e ArgoJazz, Capurso porta un’anima Black Music in un setup strumentale futuristico

Tra natura e cultura

L’evento ai 300 scalini non è solo una serata culturale, ma una dichiarazione di intenti. Unire la cultura indipendente al territorio, approfittando dell’altitudine per godere di un rifugio climatico in questa torrida stagione.

Il CRAP (Comitato ricerche associazione Pioneri), Radio Città Fujiko e Eris Edizioni mostra come le istituzioni culturali indipendenti possano essere motori di resistenza, anche in un contesto di fragilità economica per il settore. Inoltre, la scelta del luogo sottolinea il rapporto tra centro e periferia, con attenzione alla partecipazione dal basso e la godibilità anche in momenti climaticamente critici come questi.
È un’occasione per riflettere sul ruolo della cultura come strumento di resistenza e connessione, in un momento storico in cui memoria, solidarietà e innovazione servono più che mai. Un appuntamento da non perdere per chi crede che l’arte possa cambiare il mondo, un passo alla volta.