Anche l’accesso alla vaccinazione è fonte di discriminazione per lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici in appalto. Se già queste lavoratrici e questi lavoratori possono godere di meno diritti rispetto a quelli di cui usufruisce chi lavora direttamente nel pubblico impiego, spesso ad esempio a causa di contratti precari, una gestione discutibile del piano vaccinale li sottrae alla necessaria sicurezza nonostante svolgano le proprie mansioni in settori considerati essenziali.
Ed è proprio con questa ondata della pandemia, in particolare con la maggior contagiosità della variante inglese, che si stanno ammalando.

Vaccino, lavoratorə essenziali ma esclusi dalla vaccinazione

La settimana scorsa lavoratrici e lavoratori dei centri di accoglienza, delle comunità per minori e delle strutture residenziali aderenti ad Adl Cobas hanno scritto una lettera aperta a Regione, Comune, Prefettura ed Ausl per denunciare la propria situazione e chiedere di essere incluse ed inclusi al più presto nel piano vaccinale.
«Sono essenziali nei doveri, ma non nei diritti», sintetizza ai nostri microfoni Cecilia Muraro di Adl Cobas, che rivela come, ad una settimana di distanza dall’invio della missiva, le autorità non abbiano ancora risposto.

Oltre alla salute, che comunque viene minata proprio a causa della terza ondata della pandemia, la discriminazione di questa tipologia di lavoratori e lavoratrici essenziali si riversa anche sugli ammortizzatori sociali e sui benefit, come il bonus baby sitter o i congedi parentali, a cui non hanno accesso.
È per questo che domani pomeriggio si svolgerà un’assemblea pubblica online sul tema perché, osserva Muraro, «queste lavoratrici e questi lavoratori stanno cominciando ad agitarsi, anche nel senso sindacale del termine».

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Sempre domani, ma alle 11.00 del mattino, davanti a Palazzo D’Accursio si terrà un presidio di lavoratrici e lavoratori di Asp e coop sociali organizzato da Usb. Anche nelle Cra, le residenze per anziani e persone fragili, si registrano disparità di trattamento tra lavoratori. «Ci chiediamo quale sia il criterio del piano vaccinale – osserva ai nostri microfoni Fabio Perretta di Usb – dal momento che i lavoratori delle cra che lavorano direttamente alle dipendenze di Asp hanno già avuto accesso alla vaccinazione, mentre molti altri operatori che svolgono le stesse mansioni ancora non hanno ricevuto la chiamata».

Oltre alla questione dei vaccini, il presidio di Usb è stato promosso anche per sottolineare la disomogeneità nei servizi sociali e di welfare a Bologna. Ci sono altri due punti che sono connessi alla pandemia. Il primo è il mancato riconoscimento di una gratifica economica, così come invece è avvenuto per i sanitari, per questa categoria di lavoratori che svolgono mansioni essenziali e non hanno mai fatto venire meno la propria professionalità. Il secondo riguarda il conteggio dei tempi di vestizione e svestizione all’interno dei tempi di lavoro. «All’interno di strutture dove sono presenti focolai o nei reparti Covid i lavoratori entrano bardati – sottolinea il sindacalista – ma quel tempo, così come quello di riposo per rigenerarsi tra una vestizione e l’altra non viene conteggiato come tempo di lavoro».

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Ospedali sì, scuole no: stesse mansioni ma diverso trattamento

Diversa, invece, è la situazione di chi opera in appalto all’interno degli ospedali, zone diventate off limits proprio per il boom di ricoveri per Covid-19 registrati in questi giorni. Anche i lavoratori e le lavoratrici in appalto – addette e addetti alle pulizie e sanificazioni, alla ristorazione o al trasporto biologico o a quello dei rifiuti – hanno avuto la possibilità di vaccinarsi o sono in attesa di farlo.
«Alcuni problemi che si sono registrati sono dovuti alla disponibilità delle dosi», spiega ai nostri microfoni Pier Paolo Cairoli della Filcams Cgil.
Non è andata altrettanto bene a chi lavora con le stesse mansioni, ma nelle scuole. Mentre docenti, ma anche professori universitari e ricercatori, hanno avuto accesso al vaccino, non altrettanto è successo per chi lavora in appalto nei medesimi istituti.

Il Piano vaccinale della Regione Emilia Romagna prevede che nella “Fase 2” vengano vaccinati i lavoratori in “Categoria 6”: persone dai 18 ai 65 anni di età senza rischio clinico appartenenti a personale scolastico ed universitario docente e non docente, forze armate e di polizia, personale carcerario, detenuti, comunità civili e religiose ed altri servizi essenziali”.
Uno dei problemi di fondo è come vengono inquadrati i lavoratori in appalto. Se, ad esempio, hanno il contratto multiservizi, il rischio è che questi possano non rientrare, perché ciò dipende dal profilo in cui l’azienda appaltatrice li ha inquadrati.

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