Che un cambio d’appalto porti con sé modifiche in senso peggiorativo per i diritti di chi in quell’appalto ci lavora, non è certo una novità. Nel nostro settore, poi, non ne parliamo. Non fa eccezione la storia che ci racconta Giovanna, una collega coinvolta nel cambio di assegnazione dei servizi dell’integrazione scolastica a Taranto e provincia. Il cambio d’appalto, avvenuto a dicembre, ha messo in forte difficoltà i lavoratori e le lavoratrici interessate. Dopo la decisione del Consiglio di Stato di respingere il ricorso della cooperativa che storicamente gestiva quegli interventi, il servizio è stato affidato a una nuova cooperativa locale, alla sua prima esperienza nel mondo della scuola e già nota per aver creato disservizi e disagi in altre occasioni, in particolare nei ritardi dei pagamenti. Lo scetticismo dei lavoratori ha trovato puntuale riscontro nella realtà: contratti con scadenza 30 maggio anziché fine anno scolastico, mancato riconoscimento degli scatti di anzianità, irregolarità nella documentazione e assenza di indicazioni operative chiare. Nonostante le promesse di revisione, ad oggi dalla nuova cooperativa non sono arrivate risposte concrete. Neppure i Sindacati e le istituzioni del territorio riescono ad avere notizie precise e non sono in grado di fornire chiarimenti, stampa e media poi, restano in silenzio. Una situazione che, oltre a calpestare diritti di lavoratori e famiglie coinvolte, rischia di aggravare la crisi di un settore già fragile, la cui l’unica costante rimane l’emorragia di educatori ed educatrici.
Nel frattempo, il dibattito sull’albo professionale degli educatori socio-pedagogici continua, ma le risposte restano sospese. Il DDL 1712, assegnato alla Commissione Giustizia del Senato, non è ancora in discussione e i tempi di approvazione appaiono tutt’altro che certi. Il provvedimento, nato per introdurre alcune modifiche alla Legge 55/2024, in realtà solleva nuove perplessità. Tra queste, l’ipotesi di un contributo economico legato alle prime votazioni dell’ordine: una previsione poco chiara e politicamente inopportuna, che alimenta il timore di dover “pagare per votare”. Restano inoltre aperti i nodi sulla tutela degli educatori già in servizio, sulla frammentazione della professione e sulle modalità di partecipazione, in assenza di strumenti come il voto telematico. Ancora una volta, la distinzione tra salvaguardia del lavoro e tutela della professionalità emerge come centrale e ancora irrisolta.
In merito a quest’ultima questione, abbiamo sentito Giacomo Rossi, consigliere nazionale dell’associazione M.I.L.L.E. Il suo contributo e quello di Giovanna sulla questione dell’appalto scolastico a Taranto, li trovate nel podcast della trasmissione qui di seguito.







