A partire dal 20 luglio, 23° anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani, sarà disponibile in streaming su OpenDdb il documentario “Di vita non si muore” di Claudia Cipriani. Un film offre uno sguardo profondo sulla vita di Carlo, la cui morte durante le proteste contro il G8 di Genova nel 2001 lo ha trasformato in un simbolo di ribellione e libertà. Tuttavia, il documentario si focalizza non solo sulla sua tragica morte, ma anche sulla sua vita, le sue passioni e le sue inquietudini.

Il documentario su Carlo Giuliani e il movimento No Global

Chi era Carlo Giuliani? Questa domanda è al centro di “Di vita non si muore”. Il film cerca di andare oltre gli ultimi tragici momenti di Carlo, esplorando la sua vita quotidiana e il suo legame con il movimento No Global. Claudia Cipriani, la regista, utilizza una sceneggiatura basata sui racconti della sua famiglia e di chi lo conosceva bene, mescolando sequenze di finzione con materiale d’archivio, foto, video e grafiche animate. Le poesie, le riflessioni e gli appunti di Carlo sono la colonna portante del flusso narrativo, accompagnato dalle musiche dei Tekno Mobil Squad.

«Io non ho la pretesa di dire esattamente chi fosse Carlo – precisa ai nostri microfoni Cipriani – Vorrei anche che gli spettatori del film continuassero a farsi la domanda. Io ho raccontato un mosaico di tanti Carlo diversi, nelle diverse fasi della sua vita».
In particolare, ciò che ha colpito la regista della vita di Carlo Giuliani è il suo essere libertario in senso assoluto. «Si è sempre mantenuto alla periferia di certi movimenti – osserva – ed aveva un suo modo particolare anche di vivere la politica e rifiutava qualsiasi tipo di etichetta. In un mondo come quello che stiamo vivendo oggi, dove c’è un manicheismo e un etichettamento imperanti, questo suo modo di essere, di vivere e di fare politica è d’ispirazione».

Negli ultimi vent’anni, molte inchieste si sono concentrate sulle violenze dei giorni del G8 di Genova, ma poche hanno esplorato le ragioni e le istanze del movimento No Global. “Di vita non si muore” vuole rispondere a questa lacuna, raccontando il contesto storico e politico in cui Carlo viveva e operava. La narrazione del documentario si divide tra la vita personale di Carlo e il movimento più ampio di cui faceva parte, illustrando come le sue battaglie siano ancora attuali e rilevanti.
Il documentario è quindi un invito a conoscere meglio Carlo Giuliani e il movimento No Global, al di là delle violenze che hanno caratterizzato quelle giornate. È un modo per riflettere su come le idee di quel movimento, tanto vitale quanto represso, possano ancora oggi ispirare e guidare verso un futuro più giusto e inclusivo.

Una peculiarità di quel movimento era quella di saper tenere insieme anche persone molto diverse. A Genova, ad esempio, nelle strade c’erano dalle suore agli anarcoinsurrezionalisti. Una capacità che sembra svanita nel presente.
«Era un movimento assolutamente eterogeneo, dove c’erano tantissime diversità e tante anime, però si scendeva in piazza insieme e si avevano obiettivi comuni – sottolinea la regista – Cito ad esempio la questione delle multinazionali dell’agrolimentare, il neocolonialismo, la tassazione delle transizioni finanziarie o la questione del debito dei Paesi del sud del mondo. Questioni ancora molto attuali».

Se oggi ci sono ancora delle battaglie, purtroppo sono isolate, mentre ci sarebbe bisogno di creare reti come quelle di un quarto di secolo fa. «Lo stare insieme è stata una delle lezioni più importanti di quel movimento – conclude Cipriani – perché è normale e sano che ci siano delle differenze anche forti, però questo non deve impedire di avere degli obiettivi comuni. Oggi, secondo me, si dimenticano spesso questi obiettivi comuni e ci lascia andare in polemiche inutili e sbagliate che fanno perdere di vista gli obiettivi».

ASCOLTA L’INTERVISTA A CLAUDIA CIPRIANI: