Continuano le manifestazioni contro il Ddl Bongiorno. Dopo le mobilitazioni territoriali dello scorso 15 febbraio, il prossimo appuntamento è fissato per sabato 28 febbraio a Roma. Il corteo, guidato dai Centri antiviolenza e dalle realtà femministe e transfemministe, partirà alle ore 14 da Piazza della Repubblica e attraverserà tutte le vie del centro.

«Senza consenso è stupro». Questa è la frase che guida le manifestazioni contro la modifica del disegno di legge sulla violenza sessuale. Lo scorso novembre la Camera aveva approvato un testo in cui la violenza sessuale era collegata alla mancanza di «consenso libero e attuale». Il fulcro della questione era quindi stabilire che la persona fosse consenziente, che avesse quindi detto “sì” al rapporto. La proposta era il frutto di un accordo bipartisan, sostenuto sia dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che dalla segretaria del PD Elly Schlein, alla luce del fatto che l’attuale ordinamento italiano si limita a definire la violenza sessuale come un atto compiuto con violenza, minaccia o costrizione.

«Senza consenso è stupro», le modifiche del Ddl Bongiorno alla base della protesta

Con la modifica introdotta a gennaio dalla senatrice leghista e presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, verrebbe meno il concetto di consenso, che lascia il posto a quello di «dissenso». La vittima deve aver manifestato in modo chiaro la propria contrarietà al rapporto sessuale. Si tratta di un aspetto potenzialmente problematico se si considera che in molti casi le donne non riescono a opporre resistenza al momento della violenza, bloccandosi per paura, ma ciò non significa che siano consenzienti.

La modifica ha generato polemiche dall’opposizione e dalla società civile, in primis centri antiviolenza e associazioni femministe. Il nuovo testo, lamentano, rappresenta un passo indietro rispetto a ciò che prevedono la Convenzione del Consiglio Europeo in merito alla violenza sessuale e la Convenzione di Istanbul, che invitano a basarsi sul concetto di consenso. Inoltre, la giurisprudenza recente sta già interpretando il reato di violenza sessuale in questa direzione. «Il disegno di legge serviva a formalizzare e cristallizzare qualcosa che nei fatti si fa già: cambiarlo proprio rispetto alla questione del “consenso” significa mettere in discussione tutta quest’interpretazione, rischiare di annullarla», sostiene Elena Biaggioni, avvocata di D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza.

«Non è solo un tecnicismo – spiega ai nostri microfoni Simona Ammerata, consigliera nazionale di D.i.Re. – Se il consenso non è centrale, la responsabilità si sposta da chi agisce la violenza a chi la subisce». Cambiano quindi le domande attorno cui ruota il processo. «C’è piu spazio per interpretazioni, letture stereotipate e vittimizzazioni secondarie attraverso domande taglienti alle donne», come ad esempio riguardanti la sua reputazione.
Ammerata sottolinea il rischio del ddl di «istituzionalizzare la cultura dello stupro e creare un clima che limita la libertà femminile. Il corpo femminile è percepito come disponibile fino a prova contraria».

Il corteo indetto per sabato vedrà la partecipazione di oltre 500 centri e sportelli antiviolenza di tutta Italia e rappresenta una tappa importante prima dell’8 aprile, possible data della discussione in aula del Ddl.

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