Si intitola “Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova” (Altreconomia, 2026) il nuovo libro di Lorenzo Guadagnucci. Si tratta del quinto libro, tra quelli scritti interamente dall’autore e quelli a cui ha collaborato, che tratta il tema di quel periodo storico.
Forse è anche per questo che, già dal titolo, Guadagnucci chiede scusa. In realtà, il senso del fare ammenda è provocatorio. «È in corso un processo di rimozione di quei fatti – sottolinea ai nostri microfoni l’autore – Io chiedo scusa perché credo che questa vicenda debba essere messa a fuoco perché ci parla ancora».

L’attualità delle istanze del movimento altermondialista nel libro “Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova” di Lorenzo Guadagnucci

Il libro di Guadagnucci contiene venticinque tesi sull’irruzione e la successiva repressione del movimento altermondialista, interrogandosi se lo slogan “Un altro mondo è possibile” sia stato un’illusione o una necessaria profezia.
Mentre le istituzioni tendono a rimuovere gli abusi della scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, l’autore, testimone diretto e vittima delle violenze ordite dalle forze dell’ordine, ricostruisce un crinale politico di stringente attualità.
Il testo mette in luce il paradosso di un presente che si scopre persino peggiore, più ingiusto e insicuro di un quarto di secolo fa, stretto tra l’emergenza climatica fuori controllo e il tragico ritorno della guerra come strumento principale per affrontare le controversie internazionali.

Nonostante i tardivi riconoscimenti mediatici, che oggi ammettono la lungimiranza delle tesi di allora, Guadagnucci sottolinea come la denuncia del fallimento del sistema debba servire a ritrovare il coraggio di immaginare il futuro. Tematiche cruciali allora sollevate, come la critica al neoliberismo, i nuovi modelli di sviluppo, la cancellazione del debito, l’accesso globale ai farmaci e la democrazia partecipativa, rimangono nodi strutturali irrisolti della politica contemporanea. L’istanza di un modello alternativo non rappresenta quindi un semplice ricordo, ma un dovere morale imprescindibile per le generazioni future.

La rimozione verso il “movimento dei movimenti” e verso il G8 di Genova di cui Guadagnucci parla nel suo libro e nell’intervista ai nostri microfoni dipende principalmente da due fattori. Da un lato perché l’establishment, in particolare il centrosinistra, per parlarne dovrebbe fare autocritica. A partire dalla scelta di non dialogare con quel movimento, preferendo abbracciare l’adattamento proposto da Tony Blair al neoliberismo, con l’illusione di governarlo. Dall’altro lato, per quanto riguarda i diritti civili e “la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un Paese occidentale dal secondo dopoguerra”, come Amnesty International descrisse quanto avvenuto a Genova, la ragione per l’autore è che Genova non fu un incidente o un episodio. Al contrario, la condotta delle forze dell’ordine fu un biglietto da visita, la dimostrazione che le regole potevano essere disattese per una ragione politica.

Tra le tesi evocate da Guadagnucci c’è anche la capacità di quel movimento di utilizzare l’immaginazione, di prefigurarsi appunto un altro mondo possibile. Una caratteristica che rimanda anche allo slogan del ’68, “l’immaginazione al potere”, ma utilizzata senza rivendicare per sè un potere, per stabilire criteri come giustizia, uguaglianza, fratellanza.
La capacità di creare un immaginario alternativo, sottolinea l’autore, è propria di ogni movimento rivoluzionario, cioè che porta ad un cambiamento delle regole alla base del mondo. E su questo versante Guadagnucci mostra la speranza per il futuro: anche i movimenti di oggi, soprattutto quelli giovanili che si sono manifestati contro la crisi climatica o contro il genocidio a Gaza, hanno mostrato la capacità di immaginare un futuro diverso.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZO GUADAGNUCCI: