C’è una materia che porta i segni del gesto, si lascia incidere, scavare, attraversare. E c’è uno spazio che non si limita ad accoglierla, ma entra in relazione con essa. È intorno a questo dialogo che, a metà degli anni Ottanta, Antonio Violetta costruisce le sue “PAGINE”, uno dei cicli più importanti della sua ricerca artistica, oggi al centro di una mostra personale alla Fondazione Sabe per l’arte di Ravenna.

Dal 10 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, la Fondazione ospita infatti “Antonio Violetta. Pagine”, a cura di Claudio Spadoni, realizzata con il supporto del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna – Campus di Ravenna.

La ricerca di Antonio Violetta e la svolta delle “Pagine”

Nato a Crotone nel 1953, Antonio Violetta si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, città nella quale vive e lavora e dove prende forma gran parte del suo percorso artistico. Il suo esordio risale al 1976, con una personale alla Galleria Ferrari di Verona; seguono le esposizioni alla Galleria Mario Diacono di Bologna e alla Galerie Michèle Lachowsky di Bruxelles, fino alla mostra milanese da Françoise Lambert del 1980, che contribuisce alla sua affermazione sulla scena nazionale. Sono anni nei quali Violetta concentra la propria attenzione sulla superficie, sulla materia e sulla relazione che l’opera instaura con l’ambiente. Una ricerca che trova un importante riconoscimento internazionale già nel 1982, quando Germano Celant lo invita a Documenta 7 di Kassel. Violetta vi presenta il ciclo “Momenti di pietra” e l’opera “Cieli”, confrontandosi, ancora molto giovane, con uno dei principali appuntamenti dell’arte contemporanea internazionale.

È però nel 1984 che compare il ciclo destinato a segnare profondamente il suo percorso: le Pagine. Vengono presentate inizialmente alla Galleria Primo Piano di Roma, quindi nel 1985 in una personale voluta da Peter Weiermair alla Kunstverein di Francoforte e, l’anno successivo, alla Galleria Civica di Modena in una mostra curata da Pier Giovanni Castagnoli. Sempre nel 1986 Violetta partecipa alla XLII Biennale di Venezia e successivamente alla Quadriennale di Roma.

Pagine che ovviamente non sono da leggere: sono superfici aniconiche, rilievi irregolari attraversati da solchi, graffi, incisioni e tagli. Lo spettatore è così invitato a scoprire le relazioni inattese tra il piano verticale e quello orizzontale.

La ricerca avviata con le “Pagine” prosegue nella successiva serie dei “Movimenti”, dove la terracotta viene incisa profondamente da linee e solchi. La scultura non è più soltanto qualcosa che occupa uno spazio: entra in relazione con l’ambiente e contribuisce a determinarlo. Nel 1988 Violetta presenta “Movimenti” e “Arie” nella mostra “Geometrie dionisiache”, alla Rotonda della Besana di Milano, su invito di Lea Vergine. L’anno successivo realizza invece due sculture monumentali in bronzo, “Wind e Place of sound”, destinate alla città giapponese di Mito.

Dalla materia alla figura, e il legame con Ravenna

La ricerca di Violetta non rimane però ferma alla stagione delle “Pagine”. Nel 1993 realizza le “Figure”, che conservano ancora un legame con quel ciclo, mentre dal 1994 la presenza umana diventa progressivamente protagonista. Personaggi provenienti dalla storia e dalla mitologia entrano nel suo lavoro e la terracotta continua a essere uno dei materiali privilegiati.

È un passaggio importante, ma non una cancellazione di ciò che lo ha preceduto. Superficie, materia, segno e spazio continuano a riemergere in forme diverse. Nel corso degli anni Violetta espone in Italia e all’estero, dalla Maison des Arts de Laon alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti a Verona, fino alla XIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. Alla scultura affianca inoltre il disegno, i libri d’artista e la poesia, intrecciando più volte il proprio lavoro con quello di Roberto Roversi. Nel 2002 presenta alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna il gruppo scultoreo “Il viaggio di Ulisse”, accompagnato proprio da un testo poetico di Roversi.

La mostra alla Fondazione Sabe riporta Violetta anche in una città con la quale l’artista ha costruito nel tempo un rapporto significativo. Nel 2000 riceve il Premio Scipione e realizza per Ravenna la scultura in bronzo “Omnia vincit Amor”. Nel 2009 presenta al MAR “La giganta”, ispirata alla poesia “La Géante” di Charles Baudelaire e accompagnata dal contributo musicale di Fabrizio Festa; nel 2018 torna nello stesso museo partecipando alla collettiva “Montezuma Fontana Mirko. La scultura in mosaico dalle origini a oggi”. A ricordare questa relazione, nel percorso espositivo della Fondazione Sabe è presente anche un’opera del 1988 proveniente dalle collezioni del MAR, temporaneamente ricongiunta agli altri lavori dell’artista. Accanto alle “Pagine” trovano inoltre spazio due opere della serie delle Lunarie, nelle quali Violetta porta la propria ricerca verso il confine tra materialità e immaterialità.

C’è infine una continuità anche nella scelta del curatore. Claudio Spadoni, storico e critico d’arte, già direttore del MAR dal 2002 al 2014, segue infatti il lavoro di Violetta da molti anni: già nel 1993 aveva presentato, insieme a Roberto Roversi, una sua personale alla Galleria Sergio Tossi di Prato. A oltre quarant’anni dalla loro comparsa, tornare alle “Pagine” significa dunque ritrovare uno dei luoghi nei quali si è definita la ricerca di Antonio Violetta: la materia come superficie sulla quale il gesto lascia una memoria e la scultura come presenza capace di modificare lo spazio che la circonda. Non tanto un ritorno al passato, quindi, quanto la possibilità di rileggere da quel punto di origine un percorso artistico sviluppatosi nell’arco di cinquant’anni.

“Antonio Violetta. Pagine” inaugura sabato 10 ottobre alle ore 11 alla Fondazione Sabe per l’arte, in via Giovanni Pascoli 31 a Ravenna, e rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2027, dal giovedì alla domenica dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero.