Oltre al caso della Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, nel bolognese, dove l’azienda vuole sostituire una sessantina di operai con robot, in Emilia-Romagna si registra un altro caso di automazione e transizione tecnologica che penalizza i lavoratori.
La vicenda è quella dei magazzini della grande distribuzione organizzata che operano per Coop Alleanza 3.0, dove la ristrutturazione di quello di Anzola dell’Emilia produce 90 esuberi in quello Kamila di Parma.

La vicenda dell’automazione nel magazzino Coop che produce licenziamenti

A denunciare la vicenda è il sindacato Adl Cobas, che ieri ha partecipato a un tavolo di salvaguardia in Regione ed ha dato vita a un presidio per chiamare in causa il colosso cooperativo.
Coop Alleanza 3.0 ieri non ha partecipato al tavolo perché non invitata dal momento che i magazzini vengono gestiti tramite appalti e subappalti. Il sindacato, però, punta il dito direttamente sul committente. «Chi decide, in questo caso Coop Alleanza 3.0 – osserva ai nostri microfoni Stefano Re di Adl Cobas – cerca di stare fuori dalla partita, non vuole sporcarsi le mani, soprattutto non vuole assumersi alcuna responsabilità in concreto».

La vicenda nasce sei anni fa, quando fu chiuso per ristrutturazione il magazzino logistico di Anzola dell’Emilia. Già allora la vicenda fu traumatica perché produsse cassa integrazione e licenziamenti. I volumi di Anzola, però, furono assorbiti dal magazzino Kamila di Parma.
Dopo anni di lavori con cospicui investimenti e un sistema automatizzato, il magazzino di Anzola ha riaperto. I lavoratori di Parma hanno scoperto le conseguenze lo scorso 22 maggio, quando è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo per 90 di loro.
«A venire licenziati – spiega il sindacalista – sono soprattutto i lavoratori più qualificati, mentre nel magazzino automatizzato opereranno lavoratori non specializzati, magari precari e soggetti a carichi di lavoro più intensi perché le macchine non si fermano mai».

La transizione tecnologica: i robot per fare profitti sulla pelle dei lavoratori

Dopo il presidio di ieri pomeriggio, Adl Cobas assicura che la mobilitazione proseguirà.
Il tema, del resto, non si ferma ai casi della Calderara e Parma, perché il tema della transizione tecnologica e dell’automazione sta mostrando le prime avvisaglie di come l’impresa, nel silenzio della politica, conta di affrontarle.
Stando ai primi casi, infatti, appare chiaro che l’automazione non verrà utilizzata per migliorare le condizioni lavorative, riducendo gli orari a parità di salario, ma per incrementare i profitti delle aziende sulla pelle di lavoratori che perdono il posto.

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