Da questo pomeriggio e almeno fino a domenica 8 giugno, in piazza Nettuno a Bologna, un gruppo di soggetti, tra cui il coordinamento Bologna per la Palestina, realizzeranno una piazza permanente. L’idea è quella di far confluire in piazza, in una sorta di lunga maratona, tutte le mobilitazioni che si stanno registrando in questi giorni per porre fine al genocidio a Gaza e per scongiurare il rinnovo automatico del Memorandum militare Italia-Israele che scade domenica prossima.

La piazza permanente di Bologna per fermare il Memorandum con Israele e sostenere Gaza

A raccontare ai nostri microfoni l’iniziativa è la giornalista, fotografa e videomaker Giuditta Pellegrini, una delle ideatrici della piazza permanente. «Da un gruppo di persone è nata l’idea di raggruppare tutte le iniziative in una piazza permanente per dare loro visibilità», sottolinea Pellegrini.
In piazza, da oggi a domenica, si avvicenderanno ininterrottamente interventi, performance, musica e contenuti per far crescere ancora di più la pressione affinché si arrivi a un cessate il fuoco e alla fine del genocidio.

Tra gli obiettivi c’è anche lo stop al Memorandum militare Italia-Israele, che domenica prossima, salvo interventi del governo Meloni, si rinnoverà in automatico per cinque anni.
Il Memorandum è stato già oggetto di una diffida da parte di un gruppo di legali perché viola diversi principi, anche costituzionali, come ad esempio il rispetto dei diritti umani dei Paesi con cui si stringono accordi.
Gli stessi legali che hanno diffidato il governo hanno già annunciato che, qualora non vi sia risposta da parte di Meloni e dei suoi ministri, l’intenzione è quella di procedere con una denuncia formale.

A Bologna intanto verrà allestita una piazza permanente proprio per incrementare la pressione. «Ben vengano tutte le prese di posizione, in questo momento c’è bisogno di unità – sottolinea Pellegrini – Però non dimentichiamo che molte sono arrivate tardi, perché c’è un numero di morti che ancora non sappiamo a quanto ammonterà alla fine, ci sono persone che soffrono perché non hanno accesso alle cure né al cibo. Servirebbero azioni più radicali».

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIUDITTA PELLEGRINI: