Dopo cinque giorni in una Berlino gelata, tra sale, volpi notturne sulla strada verso casa e feste in velodromi abbandonati, ecco i miei consigli di visione:
We are all strangers (156’) Anthony Chen
Due vicende familiari a Singapore. Al centro il capitalismo e cosa fa alle persone che provano a vivere. Spoiler: fa loro molto male. Prima gli stereotipi, poi la vita entra fra le crepe dell’immagine, e schizza ovunque la contraddizione di una società in cui si vive in pochi metri quadrati e ci si ribattezza con nomi americani.
Staatsschutz (Prosecution) (113’) Faraz Shariat
Film visto nello stupendo Zoo Palast, racconta, anche, di come militanti di estrema destra, neonazisti, trovino appoggi nell’impianto giudiziario tedesco. Lo fa attingendo dal legal drama e dal thriller. Alla fine il regista ha portato sul palco tutta la troupe, così si fa: sharing is caring.
Dao (185’) Alain Gomis
Gomis lavora di accumulo, come Kechiche, per mettere in scena il colonialismo in un modo iper-celebrale, tra attori non professionisti che scopertamente recitano una parte e improvvisi momenti di grande scrittura e finezza attoriale (i dialoghi tra le coppie), tra Marsiglia e la Guinea-Bissau. Padri morti e matrimoni. Femminismo? Per occhi raffinati.
Enjoy your stay (99’) Dominik Locher
Le lavoratrici filippine tra gli chalet svizzeri sono sempre in campo con i loro primi piani. Chi è invisibile questa volta sono i super ricchi, raccontati dai bicchieri mezzi pieni di vodka, dai giubbotti costosissimi abbandonati dopo la partenza. In mezzo la rapacità di tutti, tra ultimi e penultimi.
Dirty girls (18’) Michael Lucid
Gioiello documentaristico in VHS direttamente dagli anni ’90: le ragazze “sporche” sono adolescenti che decidono di non lavarsi come performance-risposta alla società statunitense che le vorrebbe carine e sorridenti, pronte ad applaudire come cheerleder. Brave ragazze!
Luca Nieri







